VIII Domenica Tempo Ordinario – Anno C

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. 

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”. 

Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo.  

L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore».

                                                             Lc 6; 39-45

Abbiamo un riferimento anche in Sir 27; 4-7

Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti; così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti.

I vasi del ceramista li mette a prova la fornace, così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo.

Il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela i pensieri del cuore.
Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini.

In sintesi: la bocca parla della pienezza del cuore. Ricordiamo ancora una volta per maggiori elementi di riferimento, Mt 15; 19: “Dal cuore infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie”.

E’ dal cuore dell’uomo , dalla sua retta o distorta intenzione, che nascono azioni buone o malvage.

Il primo puntosu cui dobbiamo volgere l’attenzione è la lealtà del cuore,è l’intenzione retta, la totale assenza di ipocrisia. Questa verità ne esclude un’altra, che cioè l’uomo è buono quando osserva la legge, no! Ci deve essere coerenza tra ciò che è nell’intimo del cuore e ciò che si manifesta all’esterno. La verità di ciò che è nel cuore dell’uomo si manifesta in due modalità:

  • Dalle paroleche escono dalla bocca dell’uomo
  • Dalle azioniche si compiono, come espressione o conseguenza di ciò che è nell’intimo dell’uomo

Ci sono più elementiche vengono evidenziati dal Vangelo di Luca:

  • Non può un cieco guidare un altro cieco
  • Non si può togliere la pagliuzza dell’occhio del fratello se prima non togliamo la trave che è nel nostro occhio: se lo facessimo saremmo ipocriti 
  • Dai frutti si riconosceranno i sentimenti della persona 
  • La bocca parla dalla pienezza del cuore ( il concetto è correlato alla prima lettura, quella del Sir 27; 7

Apparentemente le frasi sembrerebbero soltanto delle esaltazioni morali avulse da un principio fondamentale. Invece questo c’è: il tema generale è la legge di carità con il prossimo, ma considerata nelle sue manifestazioni, chiamiamole così, di zelo.

1° elemento

Chi vuole aiutare un altro, deve avere le carte in regola:” nemo dat quod non habet”, nessuno può dare ciò che non ha.

Per quanto due persone cieche cercheranno di aiutarsi l’un l’altro dandosi la mano, magari testando il terreno con il bastone, dice S. Luca, che nemmeno l’aiuto reciproco li aiuterà a non cadere né l’uno, né l’altro può essere guida o maestro per il proprio compagno di solidarietà.

Applichiamo: nessuno di noi può aiutare il prossimo nella vita spirituale se non ce l’ha lui stesso.

Come posso dare la grazia di Dio se io sono in peccato?!

Ci deve essere coerenza, altrimenti si degenera nella falsità e nell’ipocrisia.

2° elemento

Anche la seconda condizione esige sincerità e assenza di ipocrisia.

Chi vuole dare consigli agli altri e correggere gli altrui difetti, deve essere il primo a correggere i propri.

E’ ipocrita colui che, non tiene conto della trave che è nel proprio occhio, ma si erge a cursore spietato delle colpe o dei difetti degli altri (tanto più che questi sono difetti inferiori a quelli suoi).

Ma, anche qui, non è l’atteggiamento esterno, pur grave, che conta; quanto piuttosto il fondo del proprio cuore, che non è buono, ma è cattivo.

E’ vero che Gesù si rivolge direttamente ai Giudei, che, di fatto, rendono una controtestimonianza a Dio con il loro comportamento ipocrita, ma si rivolge anche a ciascuno di noi. Oggi di fatti la cosa grave della nostra vita cristiana è quella di avere due atteggiamentinegativi riguardo al Vangelo: unoè che crediamo che siano cose lontane, che riguardano i Giudei; un altroè quello di pensare che Gesù si rivolga a quelli che stanno a fianco a noi, e non a noi direttamente.

Diceva una mia parrocchiana che lei ha iniziato il suo percorso di conversione da quando, ascoltando il Vangelo e/o l’omelia del sacerdote, ha compreso che quelle parole erano per lei, non per altri.

Quelle parole di Gesù mi riguardano, sono per me.

3° elemento

Tale è l’albero, tale è il frutto e non si sfugge: “ operari sequitur esse”, le mie attività esterne sono conseguenti alla mia identità.

Se il cuore è cattivo, malvagio, ipocrita, così saranno le azioni esterne; se il cuore è buono, le azioni saranno buone. Noi possiamo ingannare gli altri, ma non per molto tempo, perché prima o poi si svelerà tutta la nostra personalità. Potrebbe anche essere, ma certamente non possiamo ingannare noi stessi.

Il nostro cuore, cioè la nostra intenzione, la sorgente del nostro pensare e operare, può essere buono o cattivo. E’ lui che deve essere cambiato se è cattivo.

4° elemento

“ Non lodare un uomo prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini”.

La parola dell’uomo può essere una chiacchiera e basta. Vuol dire che nel suo cuore c’è leggerezza, vanità, vuoto.

L’uomo dice parole nocive, vuol dire che nel suo cuore si annida il male.

L’uomo può profanare il nome di Dio con la bestemmia: vuol dire che nel suo cuore c’è l’assenza di Dio, l’odio verso di Lui.

L’uomo può dire volgarità, parolacce, può sputare turpiloqui, vuol dire che nel suo cuore c’è un immondezzaio. E con questo si rivela che tipo di persona sia e quanto il suo stile di vita è carente di dignità e lontano dalla sacralità di essere figlio di Dio.

A volte si è meschini quando si usano parole  sconce per far ridere gli altri o per affermare una propria personalità: sono strumenti che rivelano la povertà della stessa propria umanità.

Dio ti dà la parola per lodarlo e tu la usi per profanare la tua persona. Gravissimo è il fatto che una parola che esce dalla bocca, può arrecare danno spirituale a chi l’ascolti. E’ non solo questione di cattivo esempio, ma addirittura di scandalo.

E sappiamo cosa dice Gesù sullo scandalo…

Autore dell'articolo: Redazione