XXXII Domenica T.O. | A

Dal Vangelo secondo Matteo

Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene». Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco». Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

(Mt 25,1-13)

Come sempre, la Parola di Dio è ricca di significati e di sollecitazioni: basta mettersi in ascolto, con disponibilità totale.

Egli è lo sposo che attendiamo. Noi siamo le 10 vergini, perché dentro ognuno di noi c’è contemporaneamente la stoltezza di alcune e la saggezza di altre. La stoltezza emerge quando cadiamo nel sonno e le lampade hanno estinto l’olio della veglia e ci hanno abbandonato nel torpore e nella sonnolenza; la saggezza invece si manifesta quando tutta la vita è impostata nell’attesa e abbiamo delle garanzie perché abbiamo portato con noi l’olio che alimenta le capacità di illuminare i nostri e gli altrui passi per il cammino della vita.  Come nota storica bisogna sapere che questa parabola lungo i secoli ha avuto grande rilievo sia negli affreschi (Coemeterium Ostrianum a Roma, IV° secolo) sia nelle Catacombe (di Ciriaca, a Roma IV° secolo) poi in codice del VI° secolo in Asia Minore, quindi abbondantemente nel Medio Evo (Speculum insignis nel XIII sec; a San Denis nel 1140, nel Duomo di Magdeburgo 1250; nella cattedrale di Strasburgo 1280 circa…).

Probabilmente è bene, in breve ricordare come avveniva un matrimonio allora In Israele: i festeggiamenti duravano più giorni e al tramonto dell’ultimo giorno di festa, lo sposo, viene accompagnato da giovani in corteo alla casa della sposa. Qui insieme alla sposa, le sue amiche attendevano lo sposo per formare un unico corteo fino alla casa di lui, dove lei, veniva condotta. Qui si celebrava il matrimonio e si banchettava.

La gioia del matrimonio diventa un dramma per un gruppo di queste ragazze accompagnatrici: non portano con sé l’olio di riserva per alimentare le lampade che illuminano il cammino fino alla casa dello sposo.  Per una inavvertenza, o forse per mancanza di avvedutezza, anzi – come dice il Vangelo – per una stoltezza, per una vera e propria sciocchezza, perdono la stessa ragione per la quale erano venute. Si erano preparate da tempo per accompagnare il corteo, s’erano messe l’apposito vestito, erano orgogliose di stare a fianco alla loro amica sposa, e miseramente l’unica occasione che hanno, viene rovinata per la loro insipienza.

Le altre cinque che fanno parte dell’accompagnamento, sono avvedute e sagge: può anche accadere che, per qualsiasi inconveniente, lo sposo ritardi a venire – come di fatto poi è davvero accaduto -, e allora bisogna prendere delle ragionevoli precauzioni: portare l’olio in piccoli vasi.

Le prime, le sprovvedute, chiedono olio alle seconde, le quali, più accorte, perché non ne restassero prive anche loro per condividerlo con le altre, (sarebbero rimaste nel buio senza luce tutti e due i gruppi) ragionevolmente – si tratta in fondo di buon senso – non danno il proprio olio.

L’insipienza ha ulteriori conseguenze: quando si va alla casa dello sposo mentre le sagge entrano a far festa, loro trovano la porta sbarrata: irrimediabilmente. E lo sposo, certamente non sereno, risponde “non vi conosco”. Nel suo famoso romanzo «l’ultima tentazione», l’autore Nikos Kazantzakis, riporta un bel dialogo tra Gesù e Natanàele. Gesù chiede: «Che faresti tu Natanàele, se fossi tu lo sposo?» «Aprirei…». «Ben fatto Natanaèle».  Lo stesso ha fatto anche lo sposo. Ha gridato ai servi: «Aprite la porta, questo è un matrimonio e tutti devono mangiare, bere ed essere felici. Fate entrare quelle ragazze sprovvedute…».

Come possiamo capire, la parabola ci dona tanti motivi di riflessione:

  • Lo sposo e le nozze;
  • L’olio e le lampade;
  • Il sonno e la veglia.

 

  1. Il cristianesimo primitivo, sulla scia di quanto avevano predicato i profeti, sanno che Dio ama il suo popolo come il marito ama la propria moglie. Ora il marito è Cristo e la moglie è la Chiesa (Cfr. Ef 5,25-32). Quando c’è Gesù, ci invita alla gioia delle nozze. Chi non viene perde questa opportunità. Ogni Cristiano sa, che in mezzo ad una folla sterminata, Gesù rivolge lo sguardo direttamente e personalmente ad ognuno di noi, ci fissa e ci ama (Mc 10,21).
    E ad ogni cristiano questo sguardo benevolo chiede una risposta d’amore: come fa lui, così dobbiamo ricambiare noi. E forse questo non ci costerebbe tanto se fossimo consapevoli di chi è Colui che ci fissa con lo sguardo e ci ama. È Lui lo sposo e ci invita alle nozze: proprio a noi.
    La mancanza dell’olio di riserva da parte delle vergini stolte, non è dunque una mancanza di poco conto: si tratta di perseverare nella fede, di compiere buone opere, di amare Gesù, di attenderlo nella veglia perché Lui può venire in qualsiasi momento e se ci si fa prendere dal sonno, ci chiuderà la porta ed il giudizio sarà severo. Come si può dormire quando c’è un evento così straordinario quale l’accompagnamento dello sposo e della sposa nel loro giorno di nozze?

  2. Come nelle sculture, anche nei drammi medievali (Limoges; Eisenach 1321), si fa notare l’importanza dell’olio perché, nella lampada, ci sono espresse le opere consegnate alla fede (S. Agostino): ma già San Girolamo diceva che «le stolte confessano sì il Signore, ma trascurano le opere della virtù». O forse è ancora meglio: sulla scia di Sant’Agostino chiedersi: «con quale spirito vengono fatte le opere?» Se fatte per proprio piacimento, o per gratificare di uomini, le lampade, cioè le azioni, sono «senza olio». San Giovanni Crisostomo interpreta il significato dell’olio come filantropia, elemosina, aiuto ai bisognosi, oltre a ciò che è proprio delle vergini come tali: l’ascetismo. Qualsiasi possa essere il significato dell’olio, almeno questo è certo: è un elemento indispensabile per andare al corteo delle nozze; se manca, non si può entrare nella festa. La lucerna è luce, calore, orientamento; e l’olio è oltre che terapia, elemento indispensabile per allietare la vita.

  3. Oggi questo aspetto di veglia e sonno, è messo in evidenza molto di più degli aspetti precedenti. Ci si deve svegliare dal sonno. Bisogna stare allerti per leggere i segni dei tempi, e poi saperli interpretare. Il cristiano, quale figlio della luce, che ha sempre la lampada accesa, sa resistere alle tenebre che offuscano i suoi ideali. Il Signore, da sempre «visita» il mondo e bussa al cuore dell’uomo: bisogna sentirne i passi e comprenderne i messaggi. E il discepolo a sua volta, sa che non si può vivere di «tradizioni» e abitudini, ma che ogni momento è nuovo, una sfida che impone di affinare sempre nuove armi, di inventare e creare nuovi modi per portare la sua Parola. E questo esige di essere continuamente desti, iniziando da una donazione totale a Gesù, di una sua conoscenza esistenziale e da una sequela incondizionata perché Lui è lo Sposo. Non stiamo «aspettando Godot», non viviamo di un rinvio indefinito di attese, perché Lui c’è già, è presente. Ora per questo è tempo di destarsi dal sonno, di scuotersi dall’indifferenza, e di seminare altruismo nel mondo di oggi, anche in mezzo a chi si piange addosso e non vede luce nel buio della sua esistenza. «Coraggio», dice Gesù, «Io ho vinto il mondo» e «sono con voi fino alla fine dei tempi».

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