XXIV Forum teologico interdisciplinare

Alle 9.30 inizia il Forum con il saluto del vicedirettore dell’istituto, don Wasim Salman, che porta la vicinanza del direttore, il prof. Carcione, che non è potuto intervenire. Il prof. Salman in quarta il Forum nell’invito evangelico a dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, e nella prospettiva di integrazione tra cristiano e mondo proposto dalla Lettera a Diogneto. Continua poi presentando i tre relatori, che ciascuno sotto un punto di vista di verso presenteranno il tema della città.

Segue il saluto del rettore, che sottolinea come questa sia la terza edizione del Forum in cui l’istituto teologico è in dialogo con gli uffici pastorale del Lazio, ci regala poi alcune riflessioni sul tema: “Per noi il bene comune è il comune, che è la parola più bella per indicare le nostre città. Esse sono per l’uomo il luogo della storia che è sempre storia di salvezza”. Il seminario vuole essere, dice il rettore, casa di cultura per le città del Lazio e di formazione di giovani per la Comunione. Conclude il momento introduttivo e di saluti S.E. Mons. Lorenzo Loppa, vescovo della diocesi di Anagni-Alatri che guida anche il momento di preghiera iniziale.

Introdotti da un intervento in video di Mons. Lojudice iniziano i lavori veri e propri. Il primo relatore a parlare è Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio e professore di storia contemporanea, che propone un percorso antropologico e storico sul ruolo della città, da leggere come segno dei tempi. Egli nota che la città è il segno eloquente dei cambiamenti della nostrA società, che ha vissuto nell’ultimo secolo l’urbanizzazione dalle campagne. La città contemporanea pare l’incarnazione della crescita del mondo, quella della tecnoscienza e della padronanza dell’uomo sulla vita, ma è anche la realtà misteriosa dell’agglutinarsi dei drammi della società. In paesi come l’Italia e la Francia lo spostamento verso le città è abbandonare le campagne dove la Chiesa aveva un suo ruolo preciso. Le nuove città crescono generando con grande rapidità le periferie. Le città di oggi, del XXI secolo, sono città globali. Nel 1800, per dare proporzione del cambiamento, solo la città di Londra aveva un milione di abitanti. Nel 1900 erano dieci. Oggi sono più di 450 le città con un milione di abitanti e una trentina le megalopoli che superano gli 8 milioni. L’evoluzione della città e la sua crescita ha condotto al sorgere di nuovi problemi (urbanistica, logistica, trasporti, società). Questa nuova città è il cuore del mondo globale, è fatta di periferie: i centri storici si svuotano (a Roma su tre milioni di abitanti vi risiedono solo 81 mila abitanti), e perdono così la propria identità. Nelle periferie si costruiscono lentamente e malamente le infrastrutture civili. È in questo contesto che si deve introdurre l’azione della Chiesa, che vive la fatica di accompagnare nuove comunità nelle periferie. Nelle periferie si incontra un certo proliferarsi delle così dette “chiese neoprotestanti” che hanno l’abilità di farsi incontri alle esigenze di un mondo globalizzato, dove anche la religione è considerata un bene di consumo. Il mondo delle periferie è il mondo dove cresce e lievita una presenza religiosa di questo tipo. Questo ci deve fare riflettere sia sull’offerta che sulle strutture della nostra presenza cattolica nella periferia. Davanti a questo mondo ampio non dobbiamo lasciarci prendere dal pessimismo ma accogliere la sfida di coglierne le potenzialità.

Segue l’intervento di Mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, biblista. Egli ci propone un percorso biblico tra le città, anzitutto evitando la tentazione contemporanea di idealizzare il deserto, perché nella Bibbia la promessa non è il deserto ma la terra! Nel deserto c’è l’infedeltà, la pace e la giustizia sono invece a Gerusalemme. Nel Vicino Oriente Antico il potere spettava alle grandi città. Nella Bibbia la città è il riflesso del rapporto con Dio: è luogo di pace, ma se opprime i poveri diventa luogo di violenza, si prostituisce agli idoli. Ecco allora che il sogno della Bibbia è di ricostruire la città – Gerusalemme – nella sua verità di città di pace, e cioè saldare per sempre l’alleanza tra Dio e il suo popolo. Raramente leggiamo la Bibbia come profezia della città, ma leggendo l’Apocalisse subito vediamo la città come destinataria della profezia (le sette città iniziali) ed è il simbolo profetico stesso: Babilonia, la prostituta e la malvagia, e Gerusalemme, la sposa dell’Agnello. Pensiamo anche a S. Paolo che annuncia il Vangelo nelle città, e attraverso esse arrivare a tutti, dalle città alle campagne, da Roma a tutto l’impero. Si cita infine il libro di Giona: il profeta va a Ninive, la grande città che richiedeva tre giorni per essere percorsa, popolata da 150 abitanti nell’VIII secolo a.C. Giona fugge perché Ninive era la peggior nemica di Israele! E Giona fugge e lì la gloria di Dio si manifesta ai marinai: nelle grandi città ci facciamo incontro agli estranei, chi mai può pensare che nelle grandi città ci sono persone in attesa di Dio? Così a Ninive Giona gira la città, non fa un proclama ma cammina per incontrare e predicare la conversione. L’incontro è lo stile per evangelizzare la città. Poi accade l’inaspettato: Ninive ascolta e si converte. Giona si rattrista, perché fa fatica ad accettare la misericordia, noi anche facciamo fatica, preferiamo il giustizialismo. Il libro di Giona, unico nella Bibbia, termina con una domanda che Dio rivolge a Giona: perché non guardi con pietà una città con migliaia di abitanti. Dobbiamo guardare con pietà alle nostre città, abbiamo bisogno oggi di questo sguardo! Il nostro è un tempo di vendette e di violenze. C’è proprio bisogno nelle nostre città di una parola che sia foriera di cambiamento, c’è bisogno di profeti come Giona, che attraversino le città e le incontrano, per poter trasformare Ninive in Gerusalemme.

Ultimo degli interventi è di don Pasquale Bua, professore di teologia dogmatica del nostro Istituto, che ci tratteggia una “teologia urbana”, definizione multidisciplinare, a partire dal magistero di papa Francesco, il primo proveniente da una megalopoli, Buenos Aires. Il sommo pontefice parla della città nella Evangeli Gaudium manifesto programmatico del suo pontificato. La città è il luogo per Francesco della missione di Gesù, come per esempio quello con Zaccheo che da traditore diventa cittadino di Gerico, quello con Bartimeo che non è più relegato alle periferie, o quello con l’emorroissa, che tra la città incontra Gesù e nella città è poi reintegrata. Dice il Papa che abbiamo bisogno di guardare la città con uno sguardo contemplativo, cercando in essa la presenza di Dio che ha scelto di abitare presso noi. Questa presenza non va fabbricata ma svelata, cioè cercata perché Dio non si nasconde a chi lo cerca. Questa teologia urbana è possibile perché Dio abita la città. La città è un locus teologico, intendendo che essa è una fonte del sapere su Dio, luogo di rivelazione di Dio. Un esempio di vestigia Dei sono la fraternità che oltrepassa nella città i legami familiari, o la solidarietà, o il senso religioso dei singoli che travalica l’ereditarietà e diventa fede vissuta. La Chiesa nella città cerca Dio con lo sguardo contemplativo e lo considera suo primo concittadino. La parola cittadino, nota il Papa, deriva da citatorum, convocato. Il cristiano come cittadino è convocato a partecipare al bene comune. Anche le parrocchie sono chiamate ad una pastorale urbana, superando la ruralità. La via è porsi in un atteggiamento di uscita, cambiando le consuetudini, passando da una pastorale condotta da ambienti parrocchiali e angusti ad ambienti cittadini; cambiare gli stili, da una evangelizzazione nozionistica ad una di annuncio; cambiando gli orari, aprendo le chiese quando la gente può venirci; cambiando i linguaggi; cambiando le strutture, per esempio tramite i media. Infine sottolineiamo che una pastorale urbana è necessariamente meno clericale, che lascia spazio all’evangelizzazione dei laici, perché la città sfugge molto più dei contesti rurali all’egemonia clericale. È la missione propria dei laici, come ricorda il Concilio Vaticano II in Apostolicam Actuositatem essere lievito nel mondo per evangelizzarlo.

Dopo le tre relazioni i lavori del Forum sono proseguiti con dei laboratori di approfondimento e di confronto tra i partecipanti.

Per approfondire: Blog del Forum

Album fotografico: Facebook (Leoniano)

Autore dell'articolo: Amministratore