XI domenica del tempo ordinario|anno B|

Mc 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Questa parabola è unica in Marco. Vorrei innanzitutto mettere tre frasi, espressione della saggezza dei popoli che possano adeguatamente spiegare la prima immagine del racconto evangelico:
«così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa».
1. Il mondo esisteva prima che tu nascessi e continuerà ad esistere anche dopo, senza di te;
2. L’universo non sa nemmeno che tu esisti. Rilassati;
3. Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. In questo momento tante foreste stanno crescendo e tu nemmeno te ne accorgi.
Tra il seme gettato e la spiga non c’è un tempo morto o vuoto, ma un’energia insita nel seme, una forza, una crescita impercettibile di cui te ne accorgi solo a spiga maturata. Il contadino ha gettato il seme e se ne va (ha tanti altri pensieri ai quali stare dietro, tante altre attività da compiere che si dimentica persino di quel seme gettato!); quel seme continua il suo percorso e matura spontaneamente, senza la collaborazione di chi lo ha gettato. Esso cresce autonomamente, da solo perché ha in sé una forza esplosiva tale da produrre chicchi abbondanti potenzialmente presenti nella futura spiga.
Questa immagine ha un grande valore pastorale per la stessa persona che getta la Parola nel cuore dell’uomo e per la comunità cristiana, Regno di Dio piantato già in un determinato territorio.
Il cristiano – come ci insegna sant’Ignazio di Loyola – ha operato come se tutto dipendesse da lui stesso, ma sa che di fatto il risultato verrà fuori perché attende e spera come se tutto dipendesse da Dio.
A) Per quanto riguarda la propria personale attività è bene tenere a memoria quanto ci dice san Paolo: «io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che fa crescere. Sicché, né chi pianta, né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere» (1Cor 3, 6-7). Ma probabilmente il discorso è più sottile se si pensa alla propria vita spirituale: a volte ci rendiamo conto che certi miglioramenti spirituali non dipendono dai nostri sforzi ascetici, ma sono dono gratuito di Dio.
B) Ma il discorso riguarda maggiormente il Regno di Dio, che è presente, nasce e si sviluppa nella comunità cristiana e nel mondo. Quel proverbio bantù che parla di una foresta che cresce, sottolinea che nessuno vede il bene sì nascosto, ma naturalmente presente nel mondo e di cui non ce ne rendiamo conto. L’unica cosa che possiamo dire è che non è merito nostro, ma di qualcun Altro. Crediamo o non crediamo che lo Spirito del Signore diffonde i Suoi doni (dono, non virtù) per tutta la terra? a volte ci sono conversioni, santità di vita, trasformazioni spirituali di cui devi soltanto prendere atto, ma di cui non ne sei stato la causa. E rimani stupito di quanto riesce ad operare il Signore!
Oltre al fatto della seminagione, nelle parabole non si menzionano le altre opere che l’uomo deve compiere per arrivare alla crescita fino al frutto. Nemmeno si evidenziano le possibili avversità della natura (maltempo, siccità) o le possibili infestazioni di animali.
Ma non è forse così proprio perché lui si fida incondizionatamente di Dio che certamente considera minima l’opera umana di fronte a ciò che fa Lui? Non è Lui che dona il sole e la pioggia e le diverse stagioni che danno garanzie di risultati sicuri? A noi spetta la fede nel domani di Dio, vivendo non da fannulloni, ma nella certezza che il frutto si raccoglierà perché è Lui che opera. Senza metafora, per quanto riguarda il Regno di Dio: necessariamente verrà, non con le rivoluzioni umane, non con il fariseismo, non con calcoli apocalittici, ma nella semplicità del cuore e nel collaborare con il Signore perché il Regno di Dio è già in mezzo a noi e maturerà se noi non impediamo l’opera della grazia. A Lui sta più a cuore di noi la salvezza dell’umanità. Se fossimo umili, come dovremmo essere, il Regno di Dio si espliciterebbe meglio.
Molte cose dette finora riguardano anche il seme di senape, il più piccolo tra gli ortaggi, ma che può diventare così alto che gli uccelli del cielo vi nidificano. Non è palesemente evidenziato nel Vangelo, ma ritengo che parlando di crescita, per quanto riguarda il Regno di Dio, non si deve parlare di quantità, ma di qualità. La spontaneità della crescita esige anche un raccolto oltre che abbondante, anche altamente qualificato: poco prima, infatti, Gesù aveva parlato di lampada da mettere sul lucerniere. Se il Regno di Dio sarà irresistibilmente efficace lo sarà perché la forza che ha in sé è tale che può superare tutti gli ostacoli e produrre una mèsse abbondante. E questa, come ripetiamo, non è frutto del lavoro dell’uomo ma dono, grazia, gratuità.
Quale può essere l’atteggiamento umano quando non c’è una ferma fiducia nella potenza di Dio che accompagna la seminagione umana dalla caduta in terra del seme fino alla sua raccolta? Non si ha piena fiducia nell’opera del Signore e allora si diventa pessimisti, o per contrasto, iperattivi, sicuri che noi operiamo meglio di Dio. E’ l’homo faber che ritiene la propria attività alternativa a quella di Dio.
E’ l’uomo di oggi, che fa della scienza e della tecnica, sua applicazione concreta, un idolo, un dio, sostituzione del Signore Gesù. O si pongono eccessive “stampelle” per far camminare “la produzione” non con le preghiere e la grazia di Dio, ma con il denaro e il potere.
Leggetevi “L’anima di ogni apostolato” di dom Chautard: bisogna essere non canali che si svuotano ma cisterne che, una volta riempite, riempiranno il cuore degli altri. Se non fosse così, queste parabole non si potrebbero più chiamare “di contrasto”: cioè da una parte c’è la pochezza del seme o un minuscolo chicco di grano, dall’altra c’è un albero o una spiga piena di tanti chicchi di grano. D’altronde Gesù ci ha anche detto che la Chiesa è un piccolo gregge o/e che è un lievito che fermenta tutta la massa. Questo concetto è utile da coltivarsi e da considerare perché non si badi ai numeri dei fedeli, ma alla loro santità. La collocazione del cristianesimo nel mondo non sarà mai data da una identificazione con la società, ma di lievito dentro di essa, di profezia in essa, di sentinella del mattino, di sveglia delle coscienze.
Solo se perdesse la carica rivoluzionaria che è insita in quel piccolo seme, perderebbe la sua identità; e allora davvero il mondo potrebbe fare anche a meno di essa.
La Parabola potrebbe anche essere applicata alla persona di Gesù: la Sua vita sembra apparentemente un fallimento totale, di cui la croce ne è l’espressione. Ma proprio il sepolcro, da luogo di totale sconfitta e insuccesso, è diventato seme di nascita e crescita cristiana. Come ci ha insegnato Gesù, bisogna avere la pazienza di saper attendere, di aver fiducia, di leggere i segni dei tempi. Anche oggi, qui, dovremmo essere capaci di sapere intravvedere la luce di Dio, tra le ombre e il buio della notte.
Ce lo ha insegnato un Salmo (127, 2): «invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare e mangiate un pane di sudore: il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno». Se mi permettete ho imparato da mia madre questo sapiente proverbio: «con un’ora Dio lavora»; cioè dove ci vuole tanto tempo per portare a compimento un impegno, con la fiducia in Dio, lo realizzerai in breve tempo (e meglio!).

Don Franco Proietto

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