VII Domenica del Tempo Ordinario | A

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

(Mt 5,38-48)

 

Continuiamo lo sconvolgente discorso di Gesù che esige radicalità negli impegni evangelici. Siamo ancora sulla scia delle varie antitesi: «è stato detto… ma io vi dico». Non è male però dare uno sguardo al capitolo 19 del Levitico per due ragioni:

  • c’è una esortazione molto profonda, «siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo», nel Vangelo si dirà: «siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (v. 48);
  • dopo aver esortato a non covare nel cuore odio verso il prossimo, quasi “a rimproverarlo “per non caricarsi di un peccato per lui”, si esprime un invito molto alto: «amerai il tuo prossimo come te stesso»; interessante la ragione: «io sono il Signore». Già Confucio aveva posto le basi per un “consiglio” che viene chiamato “aureo”: «non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te». Ma qui viene decisamente posto in termini positivi, meno riduttivi di quello.
  1. Andiamo al Vangelo. Prima forte esortazione: bisogna superare la legge del taglione “occhio per occhio, dente per dente”, che come sappiamo si fa risalire ad Hammurabi (circa 1800 a.C.) e che di per sé non era così negativa come viene presentata oggi, come lo è di fatti di fronte alla proposta di Gesù, che seguirà più sotto. La codificazione infatti serviva ad arginare gli eccessi della vendetta privata o le violenze eccessive per un male subito. In sintonia si desiderava delimitare la misura della rivalsa che doveva essere proporzionata al male subito.

Ma la relazione umana non può essere contenuta in rapporti legali. Anche qui davvero «il cuore ha delle ragioni che la ragione non ha». Gesù non pone il discorso tra male subito e il castigo da dare al crimine commesso, ma sposta l’attenzione su un altro versante. Paradossalmente Gesù non è giusto, questo atteggiamento è appena “umano”, Gesù è misericordioso, ragiona con il metro del “di più”, dell’Oltre; parla di perdono e di amore. La misura di Gesù non ha misura, proprio perché è consapevole che solo così può cambiare anche il cuore, l’intenzione di chi ha sbagliato. Non solo: non più violenza, risentimento, riequilibrio di un male subito, con l’equivalente misura del male dato, ma si sposta su un altro piano: non-violenza, perdono, misericordia, amore, solo così si guadagna il cuore del fratello al proprio cuore, che conseguentemente genera fraternità, solidarietà anche sociale.

 

  1. Mi sono messo tra le mani il libro di Tolstoj “La mia fede” che parla incessantemente di queste verità, “antiche” come direbbe Gandhi suo seguace “come le montagne, la verità, la non-violenza, la pace nascono da questa frase a cui Tolstoj dà un rilievo immenso e che ostinatamente difende: «io vi dico di non opporvi al malvagio»; cioè non commettere mai violenza, non fare alcun atto che sia l’opposto dell’amore. Il tradimento dei cristiani è proprio questo dice Tolstoj: il principio della non-resistenza al malvagio è un concetto che collega in un “unicum” tutta la dottrina, ma a patto che non risulti solo una massima. È una chiave che apre tutto, ma solo se messa in pratica.

Se gli stessi cristiani ritengono che questa verità sia inattuabile, vuol dire che essa è “irrazionale e inutile”, vuol dire che Gesù ci dà degli ideali di vita impossibili, impraticabili.

Se Gesù facendo tesoro dell’esperienza dei secoli, ci dice che la malvagità ha ingigantito il male nei rapporti umani e che è tempo di cambiare metodo di vita rispondendo al male con il bene e noi come cristiani suoi seguaci non lo pratichiamo anche con leggi sociali, il mondo continuerà a far guerre fino alla distruzione umana.

Gli esempi che confermano questa linea (lo schiaffo alla guancia, porgendo anche l’altra; il furto della tunica con la concessione anche del mantello; dare un prestito senza voltare le spalle) apparentemente paradossali ci danno la giusta valutazione della radicalità dell’amore: ci si deve spogliare anche della propria dignità per essere alla sequela di Gesù.

  • Lapidario è il precetto “amate i vostri nemici, in quanto tutti figli di Dio, che è Padre di tutti, e che fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Di più “se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avrete? Non fanno così anche i pubblicani?

Nel comando dato nel libro del Levitico “amare il prossimo come se stessi” voleva dire “amate quelli della vostra famiglia, del vostro clan, della vostra tribù, del popolo di Israele”. Gesù – e questa per l’umanità è una novità assoluta – dice di amare tutti, compresi i nemici senza calcoli, senza tornaconti, con tutto il rischio che può portare l’amore, che è un vuoto a perdere. Quando si è disarmati, impotenti, soggetti in tutto agli altri, allora si vuole bene, al di là della giustizia, nella linea della misericordia e della pietà e del perdono. Questo stile di vita non si addice sempre all’uomo, anzi…; per questo si riuscirà a portare dei risultati quando agiamo tra di noi con lo spirito e come conseguenza dell’amore di Dio. Si capisce perché Gesù ci dica: «siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli». Solo la forza che ci viene da Dio e che ci dà consapevolezza della fraternità con gli altri uomini ci permetterà di amare i fratelli come noi stessi.

Tale modo di vivere, basato sull’amore e il perdono, è davvero divino. Siamo certi che l’amore come lo intende Gesù è la prova più difficile alla quale il cristiano è chiamato, ma è la testimonianza più profonda che possiamo dare del nostro affetto a Lui.

Riflettiamo

  • il perdono e l’amore distruggono la nostra ira, passione che ci acceca, e ci donano equilibrio, serenità, pace, «non coverai nel cuore odio contro il tuo fratello… non ti vendicherai né conserverai rancore»;
  • non si deve identificare l’altro con il suo errore, egli ha un ventaglio di valori immenso, sforzati per conoscerli;
  • nell’uomo bisogna vedere Gesù, fratello nostro come Lui;
  • siamo figli di uno stesso Padre;
  • il mondo cambia se proveremo nuove strategie nei rapporti umani, altrimenti come dice Gandhi «occhio per occhio e dente per dente rende gli uomini ciechi e sdentati».

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