VI Domenica di Pasqua|C|

Dagli Atti degli apostoli (At 15,1-2;19-20)
Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: “Se non vi fate circoncidere secondo
l’usanza di Mosè, non potete essere salvati”.Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano
animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a
Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Per questo io ritengo che non si
debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio, ma solo che si ordini loro di
astenersi dalla contaminazione con gli idoli, dalle unioni illegittime, dagli animali soffocati e dal
sangue.


Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,23-29)
Gli rispose Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a
lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che
voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono
ancora presso di voi. Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi
insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace.
Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete
udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre,
perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà,
voi crediate.

Riguardo alla prima lettura, quella di At 15, che riguarda quello che viene chiamato “il primo
concilio ecumenico”, ci sono due realtà importanti:
1) La prima è l’inculturazione della fede in un determinato contesto sociale;
2) La seconda è la necessaria distinzione tra l’essenziale e il contingente o il relativo che si
incontra sia in S. Paolo e sia negli evangelisti cristiani (qui è Luca che scrive) riguardo a
scelte che in n determinato periodo storico sembravano fondamentali, ma che poi nel corso
dei secoli si sono rivelate di poco conto.
Nasce una spinosa questione, se cioè i pagani debbano entrare direttamente nella Chiesa o essi
debbano passare attraverso i riti del giudaismo (qui si tratta della circoncisione) prima di farsi
battezzare.
Dal testo di Atti che abbiamo davanti emergono tre orientamenti:
1) Paolo – Barnaba sono per una totale apertura verso i pagani e potremmo chiamarli i
“progressisti”. Cioè dice – soprattutto Paolo – “quando uno si battezza è una nuova
creatura”, e non occorre fare un rito, la circoncisione, che allo stato attuale non ha più alcun
significato.
2) Pietro è più cauto e prudente e dice: “sarebbe un “provocare Dio” che noi subordiniamo una
scelta come la fede e il perdono dei peccati all’azione della circoncisione, sarebbe come un
ritornare indietro e rendere sterile l’opera compiuta da Gesù. Anzi sarebbe come ritornare
alla legge invece che alla grazia se accettassimo questo giogo.
3) Giacomo approva il discorso di Pietro e lo conferma rifacendosi alla scrittura e precisamente
ad un passo di Isaia che dice che “verrà un tempo in cui tutti gli uomini ricercano il Signore”
(Is 45,21).
La liberalizzazione è limitata da alcune clausole: astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue
degli animali soffocati e dall’impudicizia. Queste clausole in sostanza hanno come scopo quello di
facilitare i rapporti di comunione fraterna tra i cristiani di origine ebraica e quelli di origine pagana.
Più di una di queste clausole poi scompariranno con il tempo perché non sono fondate su base
evangelica solida.
Riguardo all’inculturazione, credo che sia bene capire l’importanza dell’argomento e il susseguente
nostro impegno che consiste nel predicare e testimoniare il Vangelo in un dato contesto culturale ma
connota anche l’idea di un arricchimento reciproco tra cristianesimo e le varie culture alle quali esso
si rivolge. In altre parole, i valori di una data cultura sono integrati nel cristianesimo nel momento
in cui questo si radica nelle varie culture umane. E tutte e due le componenti si mettono poi a
servizio dell’uomo in modo dinamico. La storia della comunità cristiana non può fare altro che
prendere atto di questa realtà: questo riferimento riportato dagli Atti è il primo passo. Ma poi,
subito, ne sono stati compiuti altri, fino ai nostri giorni. dove magari si fanno i conti non con
determinati popoli, ma con determinate espressioni di vita dei tempi in cui si è immersi per es. la
scienza e la tecnica.
Sta a noi usare l’intelligenza di conoscere ogni cultura per cristianizzarla dove è possibile e
includerla quando e come si può (oggi si parla molto di “inclusivismo”).
Quanto alle prescrizioni le radici del comando dell’illiceità si possono trovare in Genesi (9, 4-6)
dopo il diluvio. Dato il principio fondamentale, che cioè si può far parte della Chiesa venendo dal
paganesimo senza bisogno di assoggettarsi alle osservanze giudaiche, si pongono le seguenti
clausole:
1) Bisogna astenersi dalle carni offerte agli idoli, per evitare qualsiasi partecipazione a culti
estranei all’ebraismo e alla fede cristiana (di questo Paolo parlerà in 1 Cor, 8-10).
2) Astenersi dal sangue, segno della vita, anzi sua sede, e dagli animali soffocati, proibizione
più rituale che morale.
3) Astenersi dall’impudicizia (probabilmente si intende l’unione tra consanguinei).
Come si può vedere queste espressioni sembrano un “accomodamento” con la Legge ebraica e la
sua cultura, valide dunque, in alcuni tempi determinati, senza che venga tolto niente di quanto
concerne la fede cristiana nella sua interezza, in una libertà piena di figli di Dio. Le tre
raccomandazioni, nel loro orientamento possono essere intese come possibilità di infrazione di
peccati che sarebbero potuti essere commessi: l’idolatria, l’omicidio, l’adulterio.
Ma prima di dare uno sguardo riflessivo al Vangelo penso che sia doverosa una raccomandazione:
la Chiesa di questo momento in poi, si è sempre confrontata con le culture (vere o devianti) del
tempo. A volte si sono stati veri e propri scontri, altre volte l’inculturazione reciproca è stata
pacifica. Quello che è importante è il dialogo. Anche oggi non si può accettare o condannare senza
conoscersi. I pregiudizi fanno male alla Chiesa quando la gente pensa, parla e agisce senza
conoscerla. Ma fa male anche alla Chiesa quando si ignora lo spirito, il suo scopo, la stessa ragione
del suo essere.
Il Vangelo ha forti venature di profondo affetto e di intimità nonostante le parole di addio anche se
moderato dal fatto che gli apostoli – noi, se permettete! – non vengono lasciati soli, non saranno
mai orfani. Gesù se ne va, ma lascia un “altro Consolatore” che resterà con loro – con noi! – per
sempre. Egli dimorerà in noi, come Colui che ci suggerisce, ci difende da Avvocato, ci riscalda il
cuore fugando la tristezza per essere testimoni della Verità.
Ma c’è una sollecitudine che Gesù chiede a ciascuno di noi, come garanzia dell’amore reciproco –
Lui per noi e noi per Lui – non fare scivolare la sua Parola nel dimenticatoio, ma osservarla,
mettendola in pratica nei suoi comandamenti. Sono essi la garanzia che vogliamo bene a Lui.
Quando Gesù andrà via, tra breve, non se ne andrà definitivamente, ma continuerà la sua Presenza
in noi, perché non saremo più noi a vivere, ma sarà Lui a vivere dentro di noi per mezzo dello
Spirito. Il mondo, tutto ciò che è una filosofia di vita e un abituale comportamento lontano dai suoi
insegnamenti, non lo vedrà più. Noi invece non saremo lasciati orfani: Lui sarà dentro di noi, vivrà
in noi e anzi ne proseguiremo la presenza perché la dimora di Gesù e dello Spirito in noi, si
espanderà sulla terra se gli saremo fedeli.
La funzione dello Spirito Santo prolunga l’opera di Gesù perché come ci dice il Signore stesso Egli
è “Colui che insegna ogni cosa”, niente è perduto di quanto ci ha detto Gesù. Ci dona di nuovo gli
insegnamenti di Gesù facendoli riapprofondire, rendere pieni di calore, riattualizzarli ricordando
quanto ha detto e fatto per noi. Tra i suoi doni mi piace ricordare quello della fortezza: per noi,
odierna umanità smarrita e cristiani timorosi, c’è bisogno del sano soffio per ringiovanirci, ridarci
coraggio e perseguire la sua opera. Del resto, non siamo noi da soli a prolungare la sua opera, ma lo
Spirito stesso che rinnova l’opera di Gesù e rinnova noi stessi per essere disponibili all’ascolto. È
bello pensare che l’Eucarestia e lo Spirito, in modo diverso, sono due compagni di viaggio per noi
oggi nel cammino di uomini e cristiani.

Riflessione di don Franco Proietto

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