Venite a me… e vi ristorerò [Mt 11,28-30]

di don Carlo Fatuzzo, diacono seminarista del VI anno

Gesù ha detto: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi  ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (Matteo 11, 28-30).

Questi pochi versetti sprigionano tutta la carica dirompente dell’onnipotenza divina di Cristo: quale altro uomo sulla terra avrebbe infatti potuto rivolgere all’umanità – ieri come oggi schiacciata dalle fatiche del vivere – una promessa così grande, senza rischiare di essere tacciato di impostura e millanteria?

Mentre tutti i più grandi politici o i ricchi più potenti del mondo cadono presto nel ridicolo perché non riescono a mantenere promesse di gran lunga inferiori a questa, soltanto un Uomo onnipotente, un Uomo-Dio, poteva garantire vero riposo, ristoro e consolazione per tutti gli affaticati e gli oppressi del mondo!

Imparando da Gesù, imitandolo nella sua mitezza, nella sua umiltà e… …nel suo cuore così misericordioso, impegno in fondo dolce e leggero, si ha la certezza di essere risollevati dal peso dell’esistenza, perché l’imitazione di Cristo è in grado di generare negli esseri umani d’ogni epoca una catena virtuosa di rinnovamento della società, di trionfo del bene, di rispetto dei diritti umani, di educazione alla pace, di irruzione della vita divina nella giornata umana: il profumo dell’amore di Cristo può invadere il mondo e renderlo più bello, più gioioso, più fraterno. Questo ci dà la certezza di poter vivere davvero “come in cielo, così in terra”, pregustando già fin d’ora un piccolo assaggio della beatitudine che vivremo in Paradiso: ecco il vero ristoro delle nostre anime!

Nello speciale anno giubilare che la Chiesa dedica al tema della misericordia, è utile imprimere bene questi versetti nel nostro cuore, per lasciarci guidare dalla medesima sensibilità di Gesù verso le sofferenze di ogni fratello, trovando così la spinta per mettere in pratica le opere di misericordia materiale e spirituale che Egli ci raccomanda nel Vangelo.

Così, proprio come Gesù, anche noi riusciremo a guardare con occhi di compassione le folle stanche e sfinite, come pecore senza pastore (cfr. Matteo 9, 36), e prenderle per mano offrendo loro almeno un po’ di ristoro!

You may also like...