V Mistero della luce | L’istituzione dell’Eucarestia

 Proviamo a meditare con gli occhi di Maria…

Arrivò la Pasqua e Gesù decise di voler fare una cena raccolta, intima, solo con i suoi apostoli. Riuscivo a scorgere nel suo cuore preoccupazione e dentro di me pensai che forse era proprio quello il motivo per cui decise di voler raccogliersi solo con i Dodici. Tutto venne preparato come Gesù aveva chiesto, in una stanza del piano superiore di quel casolare. Al calar del sole si riunirono e quello che accadde rimase nel silenzio e nel segreto per molto tempo. Quel cenacolo custodiva dentro di sé i gesti e l’offerta più grande che Dio potesse fare agli uomini. Quel posto rimase così come venne lasciato la sera della Cena. Passò del tempo prima che decidessi di entrare in quella stanza. Lasciai che mi accompagnasse Giovanni e, appena entrai, vidi il catino con cui Gesù lavò i piedi ai discepoli, l’asciugatoio, la sedia di Giuda ribaltata. Il mio sguardo si soffermò sul calice vuoto e in quel momento immaginai con quanta solennità e amore lo alzò poiché quello era il calice che avrebbe dovuto bere fino all’ultima stilla. Quello era il calice della morte che il Signore aveva destinato per l’empio ma, essendo Gesù stesso a berlo, divenne la coppa di salvezza che inaugurava la nuova alleanza. Che mistero sublime! Tutto lì dentro mi parlava di amore, di donazione totale e di mistero ma allo stesso tempo anche di tradimento, incomprensione, sgomento. Mio Figlio quella sera lasciò il Suo testamento di amore, lasciò se stesso e si donò agli apostoli e al mondo nel pane e nel vino.  Ripensai a tutta la vita di Gesù e capii che da sempre si era donato al mondo facendosi cibo. Nel mio cuore rividi il giorno della sua nascita e mi resi conto che quella notte a Betlemme, nella “casa del pane”, io deposi Gesù in una mangiatoia. Lo diedi sì alla luce ma lo offrii anche a tutti come cibo.

  In quella Pasqua non fu più il Sangue di un agnello il segno dell’alleanza ma quello stesso Sangue che avrebbe effuso sulla Croce il giorno dopo.

 Comandò ai suoi di offrire per sempre quel gesto: «Fate questo in memoria di me».

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