SS. Corpo e Sangue di Gesù – Anno C

Si sta preparando la festa della Pasqua. C’è dunque un’atmosfera di gioia, di intimità e condivisione. Si farà memoria del passaggio di Dio nella persona dell’Angelo che passa tra le case degli Ebrei e degli Egiziani, e di quello del popolo che esce dalla terra di schiavitù verso la terra promessa. È un momento di commozione per quanto Dio ha operato, si cerca una casa appropriata per vivere questi avvenimenti. Quella casa sarà luogo di intimità e di tenerezza, di ricordi e di nostalgia: è là che si rinsalda l’alleanza. In quest’ idillio, Gesù rompe quest’atmosfera e afferma quasi brutalmente, anzi quasi fuori luogo: “in verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me mi tradirà”. Giuda apre la porta nella notte e scompare tra le tenebre risucchiato dal buio del male.

Proprio nella notte in cui fu tradito egli darà sé stesso all’umanità.
Il Vangelo che abbiamo davanti è essenziale, quasi scheletrico: “prendete, questo è il mio corpo”.: “questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato per molti”.
Il pane è il nutrimento essenziale dell’uomo, cibo principale del popolo in Israele, spesso l’unico, che rinvigorisce le forze e dà la possibilità di affrontare le difficoltà della vita. “Mangiare del pane”, nella cultura di Israele significa “fare un pasto”.
Il pane non si taglia mai, si spezza e si passa di mano in mano, uno o più bocconi come segno di condivisione, di partecipazione affettiva e culturale. Il vino in Israele è così importante che si fa della vigna il proprio simbolo. Il popolo è la vigna del Signore, coltivata ma anche devastata per l’infedeltà. Il sangue che scorre nelle vene, sede della vita, viene manifestato nel vino. Quel sangue sarà sparso per la salvezza dell’umanità, quando a breve Gesù andrà sulla croce. Si mescolano elementi terreni ed elementi eterni. Ciò che è necessario mangiare per alimentare la vita del corpo, viene trasferito in una dimensione spirituale: nutre l’anima. Anche se lo troviamo nel Vangelo di Giovanni, non è male collocare questi doni, all’altro: “vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri, amatevi l’un l’altro, come io ho amato voi “. Dimostra questo nuovo comandamento nello stile del servizio. È un nuovo patto, una nuova Alleanza che viene firmata a tavola. Il gesto della convivialità fatta di gioia collettiva e di fraternità ha un rilievo preciso: come in ogni culto, si fa parte della divinità, così qui nel sacrificio annunziato da Gesù si partecipa alla sua passione e morte. La “nuova” Alleanza non è più un patto di sangue tra Dio e l’uomo di cui il sangue dell’animale è garanzia, ma tra l’uomo e Dio, di cui è garante il sangue di Gesù, uomo – Dio. È in questo rituale che le necessità alimentari comuni, quando ci si siede insieme per mangiare, vengono rivestite di riti e di significati religiosi.

A tu per tu con Gesù

Quando il cuore di una persona – il sacerdote – risponde generosamente al suo amore, egli cammina sulle parole di Gesù:” fate questo in memoria di me “, prolungherà questo avvenimento in ogni spazio e in ogni tempo.

  • La messa è un banchetto, è una cena. Questa cena è sacramento, nel senso che, non soltanto commemora e ricorda, ma rende nuovamente attuale la cena del Signore. “Nella notte in cui fu tradito”, cioè consegnato, indica non solo il momento quando Gesù fu consegnato ai suoi nemici da parte di Giuda, ma anche consegnato alla morte a cui Lui è andato incontro per amore. Gesù s’è offerto liberamente, non per costrizione, durante la cena, quando si condividevano il cibo, i ricordi e gli affetti, quasi per allentare la tensione del pasto che si stava consumando.
  • Quando Gesù prende il pane “rende grazie” al Padre sia per il dono di quel cibo, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, sia perché quello stesso pane diventerà cibo di vita eterna o se si vuole, come dice S. Ignazio di Antiochia, “fàrmakon tou athanasias”, medicina di immortalità.
  • Il pane, come già detto, è spezzato, e poi è donato di mano in mano a tutti i commensali per condividere il significato profondo di nutrimento personale e di solidarietà comunitaria.

Tutte le volte che si ripete quel gesto e si pronunciano quelle parole, annunciamo la morte del Signore, affinché Lui venga, quando ritornerà in mezzo a noi alla fine dei tempi. E allora davvero saremo sempre con lui.
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv. 6, 57).

  • Gesù, quando mi nutro di lui, è assimilato alla mia vita: Mi dà energia e forza, amore e dolcezza perché Lui è in me e io sono in Lui.
  • Ci fa tutt’uno tra di noi, perché Lui è l’elemento coesivo tra di noi: siamo popoli, famiglia, membra del suo corpo.
  • Ciò che ha operato in Palestina duemila e più anni fa, ora lo opera per noi, qui dove consumiamo la nostra vita.
  • “Se lui è con noi, chi sarà contro di noi?” Non aver paura dunque delle sfide che quotidianamente affrontiamo.
  • Ricevere degnamente l’Eucarestia. C’è troppa disinvoltura quando si riceve Gesù, se non addirittura superficialità.
  • La sua carne, la sua umanità, attenuerà il fuoco delle passioni che sono dentro di noi e lenirà le nostre ferite: quelle del corpo e quelle dello spirito.
  • Lui, per contagio, divinizzerà la nostra vita terrena rendendola eterna.

Vangelo: Lc 9, 11-17

Autore dell'articolo: Redazione