Santissima Trinità – Anno C

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 12-15)

12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Dio è l’ineffabile, ciò di cui non si può parlare perché è misterioso, indefinibile, profondo. Dice il Siracide (43,28): «Egli è tutto. Egli è il grande, al di sopra di tutto».

S. Tommaso d’Aquino afferma filosoficamente: “Quidquid recipitur, admodum recipientis recipitur”, ovvero, ciò che si riceve, viene ricevuto secondo la capacità [per la mente umana: secondo la comprensione, la ricettività] del recipiente. E S. Agostino aggiunge: “se comprendi, non è più Dio” mentre S. Francesco di Sales: “Mio Dio, come saresti piccolo se la mia ragione ti potesse comprendere”.

Tutte queste affermazioni ci inducono a porci davanti a Lui in una condizione di umiltà e con sincerità, sì, di ricerca, ma nella consapevolezza che Lui è troppo grande per la capacità della nostra mente, perché Lui è il Creatore e noi le sue creature. Certamente, quando verrà dato lo Spirito, ci sarà una progressiva scoperta di Dio, ma Lui resterà per sempre il Deus absconditus, il Dio nascosto, inafferrabile della mente umana.

Non resta che inginocchiarci e adorare, perché «Tu sei un Dio misterioso», come dice Isaia. Anzi proprio perché nascosto noi possiamo affermare di Lui ciò che non è, più che ciò che è (anche questa è idea di S. Tommaso, la sua teologia negativa). Perché qualsiasi definizione diamo di Dio, questa è sempre restrittiva: Egli è anche altro.

Questo non vuol dire porsi in un atteggiamento di rinuncia a capirne, magari per analogia – come dice S. Tommaso d’Aquino – la natura, né sentirsi fallimantari a priori perché non sappiamo chi Lui sia davvero. Noi abbiamo due strade da percorrere per avvicinarci alla sua comprensione: quella della ragione e quella della rivelazione avendo come presupposto che la spiritualità ci pone in maggiore sintonia con il Signore. Mi spiego: Dio è Spirito. Più la nostra anima è lontana dalla vita spirituale, più ha difficoltà a riconoscerlo. C’è troppa asimmetria tra noi e Lui. L’uomo carnale ha più difficoltà ad avvicinarsi alla conoscenza del Signore di quanta ne potrebbe avere l’uomo spirituale.

Tanto quanto questo è vero, è vero di conseguenza che più siamo lontani dal peccato e più siamo vicini a Dio. Più siamo materializzati nella nostra esistenza tecnico-scientifica, più Dio è distante. La nostra purificazione interiore dunque pulisce l’occhio per vedere Dio in modo più trasparente.

Cosa ci dice la Rivelazione? Che Dio è Amore in tre persone. Ci fa capire che le tre persone sono un circolo continuo di Amore. C’è un Padre-Dio Creatore, un Figlio-Gesù-Salvatore, uno Spirito Santo-Amore del Padre e del Figlio.

L’animo umano è tanto piccolo per poterne portare il peso divino. E allora questo mistero ineffabile potremmo percepirlo dalle sue opere: la Creazione operata da Dio Padre, la Redenzione operata da Gesù, il continuo alito/soffio/vento dello Spirito Santo che ci parla al cuore e ci consiglia tutto ciò che noi dobbiamo dire e fare.

Ciò che è Mistero, l’indefinibile, l’ineffabile, l’impalpabile, viene ad abitare nell’uomo e allora lui stesso si meraviglia di questa grandezza perché “l’uomo interiore è l’immagine di Dio e della Trinità”. (S. Agostino)

Quando guardo dentro di me, mi stupisco di quanto io sia ricco di valori che rispecchiano la Trinità! Io sono contentissimo di essere, di conoscermi, e di amarmi! È così che scavando nel mio animo, io mi trovo come lo specchio di Dio vivente(è sempre S. Agostino che parla) il quale è visto anche in similitudine nell’uomo. Questi opera in sé con la facoltà della memoria, dell’intelligenza, della volontà, ma l’uomo è uno solo. Di fatti quando all’inizio dei Soliloqui egli domanda: “Che cosa vuoi conoscere?” risponde “Dio e l’uomo!” “Nient’altro?” “Nient’altro!”. In sostanza l’immagine di sé che Dio-Trinità ha stampato nello Spirito dell’uomo è ciò che rende l’uomo degno della vita e della dignità, degno di attenzione e di importanza… l’ascesi supera la comprensione intellettuale. I mistici si sono avvicinati a Dio più di quanto lo abbiano fatto i filosofi e i teologi, perché la verità ci fa conoscere Dio in modo esistenziale più che intellettuale.

La teologia considera i vv. 14-15 come la più chiara testimonianza del Nuovo Testamento circa l’unità di natura e la distinzione delle Persone nella Trinità: la comunanza di natura è la ragione ultima per cui le tre persone divine posseggono in comune la Verità.

In sintesi:

Cosa ci insegna questa festa odierna?

  • Chi è Dio in sé;
  • La ricerca assidua di Dio: Tu chi sei?
  • Ricerca fatta con umiltà: distanza tra Lui e noi;
  • Ricerca fatta per la Verità: Dio è in sé quello che è. Cosa riusciamo a conoscere di Lui?
  • Purificazione dello Spirito che ci avvicina a Dio il quale resta sempre inarrivabile, ineffabile, nascosto;
  • Quanto alla Trinità in sé, la Rivelazione ci pone un Dio-Padre, un Dio-Figlio, un Dio-Spirito = stessa natura, tre persone;
  • Questa realtà entra nel cuore dell’uomo che diventa abitazione della Trinità;
  • L’uomo entra in questo circolo divino attraverso l’Amore che si può diramare in due direzioni: Amore di Dio, di cui partecipa la divinità; e Amore dell’uomo che lo pone in un’unità inscindibile e che lui vive simile all’unità e all’Amore di Dio.

Autore dell'articolo: Redazione