La Battaglia Di Hacksaw Ridge

di Andrea Pezzano, seminarista del I filosofia

Durata: 131 minuti ca.
Anno: 2016
Regia: Mel Gibson
Cast: Andrew Garfield, Teresa Palmer, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Luke Bracey, Vince Vaughn e Sam Worthington

Dietro la cinepresa troviamo Mel Gibson che dirige un amichevole, ostinato e a tratti insopportabile Andrew Garfield. La storia, veramente accaduta, narra del soldato Desmond Doss, primo obiettore di coscienza a ricevere la Medaglia d’Onore del Congresso degli Stati Uniti. Un ragazzo che, come tutti i suoi coetanei, dopo quanto accaduto a Pearl Harbor decide di non stare fermo e seguire le orme del padre e del fratello nel servire il suo paese arruolandosi; al contrario del padre (reduce della Grande Guerra e oramai alcolizzato) e del fratello, anche lui arruolato tra i Marines, Desmond è un obiettore di coscienza: cristiano avventista del settimo giorno, decide di combattere non toccando armi né uccidendo un solo uomo, fosse anche nemico.

Poco dopo essersi fidanzato con Dorothy, giovane infermiera, si arruola comunque ma, durante il duro addestramento del Sergente Howell (Vince Vaughn), per la sua scelta viene deriso e pestato dai compagni, e finisce anche al cospetto della corte marziale. Giudicata come regolare, la sua obiezione è per lui motivo di orgoglio anche nella dura battaglia per il controllo di Hacksaw Ridge, una scogliera fondamentale per la conquista dell’isola di Okinawa, in Giappone. Resta volontariamente sulla scogliera dopo la ritirata del suo esercito, per curare i soldati feriti e calarli giù ai suoi compagni che se ne prendono cura. Desmond trascorre un’intera notte di preghiera e salvataggio: ogni volta che porta un soldato in salvo prega il Signore che gliene faccia trovare un altro ancora, e le sue preghiere vengono esaudite, poiché riesce a salvare un totale di 75 soldati (tra americani e giapponesi).

La Battaglia di Hacksaw Ridge sembrerebbe un “Salvate il soldato Desmond”, poiché non è armato e quindi vulnerabile; la sua sola protezione saranno gli amici e la fede nel Signore, suo compagno anche nel conflitto bellico.

Un film che mostra ancora una volta la brutalità della guerra ma anche la bellezza di essere portatori di speranza e di vita in uno scontro che non risparmia nessuno e in cui non ci sono vincitori. Sarà facile essere vicino a Desmond, sperare per lui e pregare con lui, ma di certo non sarà facile condividere le sue idee in un ambiente così ostile, così dilaniato dalla guerra, di cui l’assistente medico cercherà di ricongiungere i pezzi.

 

 

 

“Alzati, va’ a Ninive!”

di Danilo Di Nardi, seminarista del primo filosofia

«Alzati, va’ a Ninive» è il titolo di una lectio divina sul libro del profeta Giona di Anna Maria Cànopi, madre abbadessa dell’abbazia benedettina «Mater Ecclesiae» sull’isola di San Giulio (NV), che ho letto in questi primi giorni di Quaresima. Un testo ricco di spunti per la riflessione che ben si adatta al tempo forte che stiamo vivendo in preparazione alla celebrazione del mistero pasquale, cuore della fede cristiana. Nella vicenda di Giona si intrecciano, infatti, temi di fondamentale importanza per la comprensione del piano di salvezza, quali la vocazione, il timore e la fuga di fronte ad essa, il pentimento e l’affidamento alla volontà divina, la conversione, la preghiera e la missione. La chiamata di Dio sconvolge la vita di Giona, turba la sua tranquillità con una Parola inaspettata che chiede di alzarsi e di andare proprio dove non si vorrebbe andare. Ciò fa pensare alle resistenze di Mosè, ai lamenti di Geremia, alla vicenda di Elia. La reazione di Giona, tipicamente umana, di fronte alla missione di cui viene investito, può trovare consonanza con la nostra vita, specie di chi, come noi alunni del seminario, sente la propria inadeguatezza ed il timore di fronte alla grandezza del progetto del Signore. Giona fugge da un Dio paziente e misericordioso che vuole inviarlo in terra nemica per predicare la conversione. Nonostante questo atteggiamento ostile da parte di Giona, Dio non si arrende e torna a rivolgergli la Sua Parola. È l’immagine di un Padre che non desiste dal Suo progetto di fronte alle nostre resistenze; anche se noi decidiamo di allontanarci da Lui, Egli trova la strada per farsi incontrare, per richiamare chi è lontano. Giona, dopo essere rimasto tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, prefigurazione dei tre giorni in cui Gesù è sceso negli inferi, si ravvede e va a Ninive, cooperando al progetto di salvezza di Dio su di lui e sui Niniviti. Il cammino di ritorno a Dio comincia da se stessi, ma coinvolge anche gli altri, è un fatto ecclesiale, comunitario. La vicenda del profeta Giona mostra la misericordia di Dio che aspetta con pazienza la conversione dei peccatori, non lasciandosi scoraggiare dalla malvagità degli uomini. Come Giona, dunque, ogni battezzato dovrebbe sentirsi chiamato ad un progetto per realizzare il quale, a volte, gli è necessario andare oltre se stesso, uscire da sé, dalle proprie paure, preoccupazioni o convinzioni, affidandosi alla volontà di Dio.

Seminario regionale del Lazio-sud e delle diocesi suburbicarie