Il Minorenne

Conflitto generazionale e prospettive di un futuro migliore

nella commedia di Denìs Ivànovic Fonvìzin

 

Il minorenne(1782) è una commedia storica in cinque atti dello scrittore e drammaturgo russo Denìs Ivànovic Fonvìzin. Oggetto della seguente analisi è soltanto l’atto III, diviso in dieci scene; osservazioni e interpretazioni sono pertanto relative soltanto ad esso.

La trama

La trama è estremamente semplice e lineare. Starodum giunge far visita ai Prostakov, custodi tutelari della nipote Sof’ja; dalla conversazione con Pravdin, servo della famiglia, emergono informazioni circa la personalità del signor Starodum: cresciuto in un ambiente umile, lontano dall’affettazione di modelli, mode e maniere imperanti, egli ha ricevuto un’educazione basata essenzialmente sul rispetto di una sola norma comportamentale, quella di agire secondo coscienza; allo scoppio della guerra – l’autore sembra alludere alla Grande guerra del Nord, combattuta fra il 1700 e il 1721 – decide di arruolarsi: dà prova del proprio valore militare in molte occasioni; benché goda di un’alta considerazione presso i superiori, si è visto tuttavia scavalcare da favoriti che senza merito sono stati promossi a gradi superiori; in congedo dal servizio militare, si reca a corte, dove vige costume di corruzione, ma se ne allontana, convinto che essa sia ormai irrimediabilmente irreparabile; una disarmante, cruda e amara metafora ne rende efficacemente l’idea: «“E’ vano chiamare il medico da un malato inguaribile: il medico non può fare niente se non contagiare se stesso”» – ribatte Starodum a Pravdin. I due finiscono di parlare e si chiude la scena I dell’atto III.

Nella seconda scena Starodum incontra Sof’ja; dal dialogo che si svolge quasi interamente fra i due e presenta qualche intromissione di Pravdin, emergono nuovi e più precisi particolari riguardanti il passato di Starodum: congedatosi dal servizio militare e allontanatosi dall’ambiente di corte, egli si trasferisce a Mosca ritirandosi a vita agreste, per assicurare a Sof’ja una rendita sicura; venuto a sapere che Sof’ja vive con i Prostakov contro la sua volontà, è ora tornato riprenderla; lo preme la necessitàdi garantirle una sistemazione stabile e felice per l’avvenire: desidera per lei una vita senza compromessi e al riparo dal rischio dell’impossibilità di sposare l’ uomo amato perché indigente («“Io ho messo da parte a sufficienza perché al momento del matrimonio la povertà di un fidanzato non debba fermarci”», Starodum). Grazie al duro lavoro della terra Starodum ha potuto accumulare ricchezze a sufficienza per la nipote Sof’ja; un intervento elogiativo di Pravdin prospetta la possibilità di lasciarle in eredità anche ai discendenti di Sof’ja, ma la replica di Staradum, pervasa da toni moralmente rigidi e severi, afferma l’infondatezza di tale prospettiva: i giovani devono imparare ad essere capaci di produrre ricchezza per se stessi facendo affidamento soltanto sulle proprie qualità e sulla propria intelligenza perché «“Se saranno intelligenti se la caveranno anche senza, se saranno sciocchi non gli sarà di alcun aiuto. […] Una rendita personale non ha niente a che vedere con le qualità personali: un cialtrone tutto d’oro rimane un cialtrone”» (Scena II, atto III). Si ode un chiasso estenuante: la signora Prostakova, adirata per un motivo imprecisato con il fratello Skotinin, cerca di aggredirlo, riuscendo, benché trattenuta da un inserviente, a graffiarlo dietro il collo; la scena risulta tanto buffa e comica che Starodum non riesce a frenare il riso; poi, pregato dalla signora Prostakova, ancora più arrabbiata per il suo mancato contegno, di presentarsi, egli dichiara di essere lo zio di Sof’ja (scena III, atto III). La signora Prostakova accoglie calorosamente Starodum con un rispetto ineguagliabile neppure con quello che una figlia deve al proprio padre, ma senza motivo – così almeno sembrerebbe al lettore – perché nessun vincolo di sangue la unisce a lui; si capirà, andando avanti con la lettura, che la ragione di tanta incontenibile gioia non è il ritorno di un congiunto finalmente ritrovato, bensì il tornaconto che potrebbe derivare alla famiglia Prostakova dai contatti con l’ormai milionario zio di Sof’ja: la nobildonna medita infatti da tempo di mettere le mani sulle ricchezze della ragazza facendola sposare o con il fratello Skotinin o con il figlio Mitrofan, con una preferenza maggiore per la seconda alternativa; ora che si è saputo che lo zio di Sof’ja ha fatto fortuna in Siberia, il matrimonio combinato diventa un imperativo. Il signor Starodum rivela, nel corso del dialogo assai più precisamente il suo progetto: partire per Mosca con Sof’ja l’indomani mattina e darla in sposa ad un giovane del posto; notando il turbamento generale provocato dall’annuncio della sua notizia, egli aggiunge che il volere di Sof’ja troverà in lui consenso,purché l’uomo di cui ella intenda essere sposa, chiunque esso sia, meriti veramente di esserle marito. Sof’ja e i Prostakova conducono cortesemente Starodum in una stanza da letto, permettendogli di riposare dopo il lungo viaggio da Mosca (scene IV e V, atto III).

Il resto della commedia è interamente dedicato alla riproduzione dello svolgimento di una lezione tipo che il precettore domestico Cyfirkin impartisce al giovane Mitrofan. Durante la scena V la signora Prostakova, al momento dell’arrivo di Starodum nella sua proprietà, gli aveva presentato il figlio Mitrofan parlandone come di un ragazzo studioso, intento a trascorrere intere giornate sui libri, senza concedersi mai alcuna pausa; nelle scene che seguono (VI, VII, VII, IX, X) questa verità subisce un rovesciamento parodistico: il giovane rampollo della famiglia Prostakov non ha la benché minima intenzione di studiare e preferisce esercitarsi su lezioni passate piuttosto che progredire nella conoscenza di nuovi argomenti di studio, e la signora Prostakova, che nella scena V si vantava di avere un figlio tanto volenteroso, non fa altro che assecondarne i capricci.

 

I personaggi

I personaggi non sono “stock types” immutabilmente uguali a se stessi, ma rivelano nel corso degli svolgimenti della trama e dell’intreccio nuovi tratti del loro profilo psicologico; essi sono dinamici, poliedrici, vivi, realisticamente credibili, perché modellati dal contesto storico e sociale in cui vivono: agiscono secondo le dinamiche, le norme e le convenzioni che regolano gli statussociali cui appartengono. Il signor Starodum è un uomo dagli antichi principi: la deludente esperienza di corruzione sperimentata negli anni del servizio militare ha forgiato la sua indole di uomo virtuoso e saldamente ancorato ai valori di una volta; è un uomo magnanimo, liberale, moralmente integro, probo e onesto che non sopporta il peso dell’ingiustizia e della malvagità umane e le combatte; un senso di dedizione assoluta lo avvince fortemente ai legami familiari, sue uniche ragioni di vita («“ Tu sei l’unica cosa che mi lega alla vita”», dice Starodum a Sof’ja, p. 245) pur cui ha sacrificato la sua intera esistenza: non tollera che la nipote Sof’ja viva infelicemente, costretta a subire ingiustamente le angherie e le sopraffazioni dei Prostakov ed è tornato a riprenderla, geloso e premuroso come un vero padre. La scelta di personaggi riconducibili a categorie sociali reali e ben definite non impedisce all’autore di mettere i soggetti sotto la sua lente deformante e caricaturale: la signora Prostakova è una nobildonna di campagna altezzosa, ignorante, insensibile ai sentimenti, che cerca in qualsiasi modo, sia esso lecito (il finanziamento della formazione del “il minorenne” per permettergli entrare a servizio del trono) o illecito (l’appropriazione indebita delle ricchezze della giovane Sof’ja),di tentare la scalata sociale; il ritratto che Fonvizin ne fa è quello del villano ricco e rincivilito che desidera impazientemente di ascendere alle alte sfere della società: l’autore non altera la realtà né se ne allontana di molto, ma batte sul tasto del carattere stilizzando  enfaticamente il personaggio attraverso uno spirito umoristico e rendendolo paradigmatico della realtà sociale alla quale esso effettivamente appartiene.

 

Temi e motivi

Tratto distintivo del genere teatrale della commedia è stato, fin dai suoi albori, la sua anima polemica e satirica. Al centro de Il minorenneè una polemica alla degenerazione dei costumi della società, che sta vivendo in questo preciso momento storico dei rivolgimenti epocali, affidata ad una satira pervasa da una fine, sottile, arguta e geniale ironia. La satira è rivolta all’intera società russa del XVIII secolo: ad essere posta sotto accusa è lo strapotere zarista (la risposta di Starodum a Pravdin «“Sai tu che per i capricci di una sola persona non basta tutta quanta la Siberia?”» riveste una funzione antizarista: agli inizi del Settecento lo Zar Pietro il Grande aveva dichiarato guerra alla Svezia per estendere i propri domini sulla Siberia e ricavare uno sbocco sul mar Baltico); ad essere posta sotto accusa è la corruzione delle istituzioni politiche, militari e civili, le quali non promuovono un sistema meritocratico, ma si fanno banditrici di favoritismi; ad essere posta sotto accusa sono l’ignoranza, l’imbecillità e l’arrivismo del ceto medio basso che aspira all’acquisizione di onori e alla conquista di un rilevante ruolo sociale. Lungi dall’essere sterilmente caustica e disfattista, la satira di Fonvìzin si rivela costruttiva ed edificante: l’autore propone infatti come risposta alla corruzione il recupero dei valori tradizionali, attraverso l’esaltazione del primato del duro lavoro della terra sulle altre attività umane (la natura ha una finalità antropocentrica e l’agricoltura diviene palestra di virtù: «“Se segui la natura non sarai mai povero. Se segui le opinioni umane non sarai mai ricco”», Starodum) e la lotta alla nuova configurazione sociale, frutto delle modificazioni e dei cambiamenti apportati prima da Pietro I, poi da Caterina II. Nel mondo ormai in sfacelo descritto da Fonvìzin c’è spazio a possibilità di riabilitazione, redenzione, risanamento; emerge inoltre l’idea di come il conflittuale confronto con la mentalità delle generazioni precedenti venga superato attraverso il miglioramento delle prospettive di futuro delle nuove generazioni e l’impegno dei loro padri a non ricadere negli errori atavici: non bisogna dimenticarsi che l’età in cui il commediografo russo vive, quella illuministica, nutre un’ estrema fiducia nelle capacità razionali ed intellettuali dell’uomo, che torna ad essere “Faber suae fortunae”. Denìs Ivànovic Fonvìzin non calca mai la mano sul tono satirico, ma, consapevole che la commedia deve essere capace di suscitare il riso del pubblico oltre che di suggerire spunti di riflessione edificanti, non rinuncia a creare scene dalla comicità sobria e intellettualmente raffinata. Altro tema fondamentale de “Il minorenne” è la contestazione della validità delle condizioni della formazione culturale, la quale diviene nella Russia del XVIII il trampolino di lancio verso la scena politica del paese. Ad una buona famiglia dell’epoca premeva che il giovane accedesse ad ogni costo, anche con una cultura malamente arrangiata, agli alti vertici del regno piuttosto progredisse in una conoscenza, approfondita e accumulata per gradi.

 

Andrea Pantone

Autore dell'articolo: Redazione