III Domenica del Tempo Ordinario, Anno C

Domenica 27 Gennaio 2019

Dalla prima lettera di san Paolo Apostolo ai Corìnzi(12,12-30) 

(Forma breve: 12, 12-14.27) 

Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi. Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.

Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?

Seguiamo il discorso iniziato domenica passata. È la famosissima metafora del corpo. L’applicazione è qui alla Chiesa, corpo di Cristo, di cui siamo membra. Procediamo in questo modo:

  1. Riferimenti storici, tutti pagani, che interpretano la metafora del corpo in chiave politico-sociale
  2. Il testo di Paolo utile per comprendere la varietà di ruoli e l’unità del corpo di Cristo in cui siamo inseriti con il battesimo.
  3. Applicazione a noi, cristiani di oggi.

1) Riferimenti storici alla metafora del corpo

  • Il parallelo più vicino del nostro testo è dato dall’applicazione politico-sociale dell’apologo di Menenio Agrippa(lo diremo a voce, per non essere troppo lunghi).
  • Seneca: vede la natura umana come unica famiglia che ci ispira reciproco amore.
  • Marco Aurelio: ognuno nel mondo ha una determinata funzione, in vista di una profonda collaborazione.
  • Ognuno di noi è cittadino del mondo e deve agire per il benedellacittà, più importante del bene del singolo cittadino.
  • Cicerone: porta un pensiero leggermente differente da quello degli altri, ma, a mio parere, molto utile per le applicazioni che ci potrebbero essere di aiuto: “se un membro del corpo, per voler essere più forte, traesse a sé il vigore, la forza del membro vicino, sarebbe inevitabile che tutto il corpo si svigorirebbe a vantaggio di un solo membro e la società andrebbe incontro alla rovina”.
  • Dionigi di Alicarnasso: “Se i piedi si lamentassero perché sopportano il peso di tutto il corpo, le mani dicessero che devono praticare tutti i mestieri, le spalle tutti i pesi e andassero, per ribellione, contro lo stomaco, l’organismo si disgregherebbe”.
  • Esopo, come è suo costume, è arguto e ci fa sorridere: “Gli occhi credevano di essere più importanti di tutte le altre membra e se la prendevano con la bocca perché da egoista gusta tutti i cibi. Fu allora concesso a loro di assaporare la delizia del miele. Il miele fu messo sugli occhi, ma prima lacrimarono e poi non ci videro per un bel po’ di tempo”.

2)Andiamo a noi, al nostro testo.

Ricordiamo che Paolo ha davanti ai suoi occhi la comunità di Corinto in cui

  1. Una parte di loro si vantava di avere dei carismi quali la glossolalia, che altri non avevano
  2. Il vanto degli uni procurava critiche e incomprensioni agli altri, ritenuti, inferiori
  3. Non era giovato a nessuno il battesimo, unico, proveniente da un solo Signore, un solo Dio, un solo Spirito, anzi c’erano tra loro lotte, incomprensioni, divisioni.

Il filo conduttore è l’unità e la pluralità: un solo corpo, molte membra. Ma c’è una sorpresa: “Così anche Cristo”. Ancora di più: solo a parole si riferisce alla persona di Gesù, ma in verità tutta la comunità cristiana è presente al cuore di Paolo.

Infatti (v. 13) si dice: “noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito”. L’unità di tutto l’organismo è data sia da un solo Spirito, sia dal medesimo battesimo ricevuto da tutti. Questo solo, medesimo, battesimo integra Giudei e Greci, schiavi e liberi. Per avere un testo più completo del concetto espresso, possiamo riferirci a Gal 3, 28: “Non c’è Giudeo né Greco, non c’è schiavo né libero, non c’è maschio né femmina; tutti voi infatti siete uno (“eis”maschile, non “en”, neutro: una sola cosa) in Cristo Gesù”. Ciò vuol dire che le diversità, le quali sono discriminanti, non hanno peso alcuno rispetto all’unità. È ciò che diciamo tante volte: tanto quanto mettiamo in primo piano le divergenze tra di noi (che poi portano divisioni o incomprensioni) così Cristo ha poco peso sulla nostra necessità di unità e viceversa: quanto poco conta Cristo, tanto aumentano le rivalità. Lo Spirito è il principio attivo (“en eni pneumati”ha valore causale) dell’unità; e poi il battesimo è per tuttifonte di vita nuova. Come pure è l’unico che disseta tutti. Senza soffermarci troppo negli altri passi, cogliamo però l’evidenza dei vari concetti: ogni membro del corpo ha la propria funzione, ed è tale da non poter essere sostituito da altri. Né è superiore ad altri: nel suo ruolo è unico e indispensabile come lo sono gli altri nel loro ruolo. Ma poi tutti devono indirizzarsi verso il bene di tutto l’organismo; nel nostro contesto di tutta la Chiesa. Per questo ognuno deve avere una umiltà ricettiva perché senza gli altri, separata, servirebbe a poco. L’occhio deve riconoscere che ha bisogno della mano e altrettanto si dica della testa nei confronti dei piedi. Ci soffermiamo al v. 27 (presente nella formula breve): “Ora voi siete corpo di Cristo, e ognuno secondo la propria parte, sue membra”. Non c’è più la metafora, ma l’identità: voi, cioè voi Corinzi, siete corpo di Cristo. Voi siete parte integrante di un tutto, che non è “una cosa”, “un oggetto”, ma Corpo di Cristo. Le varietà delle membra devono essere così armonizzate da formare una legge: “tutti per uno e uno per tutti”. In parole povere: senza perdere la propria identità; senza finire in una piatta “uniformità” la parola d’ordine è “solidarietà”. Che non è una semplice “appiccicatura” esterna, ma una compenetrazione vitale, esistenziale di aiuto degli uni per gli altri, per il bene di tutti.

3) Quali sono, secondo S. Paolo, le funzioni, i ruoli, in una comunità, più precisamente: carismi a vantaggio di essa? Apostoli, profeti, maestri, coloro che fanno miracoli, coloro che hanno il dono di guarire, di assistere, di governare, di parlare varie lingue.

Gli insegnamenti pratici del testo sono vari:

  • Alla base di ognuno ci deve essere l’umiltà, perché tutti abbiamo bisogno degli altri, quindi uno spirito ricettivo, disponibile ad accogliere.
  • Nessuno può “rubare” agli altri il proprio vigore, le proprie capacità, le proprie forze, le proprie ricchezze, altrimenti avremmo una comunità fatta di pochi ricchi (ricchezza di qualsiasi genere) e di molti poveri.
  • Ci deve essere un’osmosi tra dare e ricevere, quindi:
  • solidarietà tra tutti i membri del corpo;
  • questo per il bene di tutti. 

Il risultato finale: il bene, l’utilità di tutto il corpo, è prioritario riguardo al bene di ciascuno, che in sostanza è a disposizione della comunità.

  • Nessuno è superiore agli altri, ma tutti sono utili e di uguale dignità. Nessuno si senta più importante degli altri.
  • Il principio fondamentale è quello di aiutare le membra più deboli, più fragili, più bisognose, perché se uno sta male, tutti stanno male. Conseguentemente, proprio per il bene di tutto l’organismo, il male di ognuno è sofferenza, non compiacimento, di tutti.
  • Ciò che muove tutto è lo Spirito. Se non ci fosse Lui, le membra sarebbero atrofizzate, aride, impotenti. Per questo unico Spirito che si ramifica in tutti, c’è accordo tra di noi (è come se lo stesso sangue fluisse tra le varie membra).

Se uno perdesse la grazia di Dio, i contraccolpi negativi si ripercuoterebbero in tutti gli altri; come pure: se uno aumentasse (dico qualitativamente non quantitativamente) la propria santità, questa si ramificherebbe in tutta la comunità. 

Autore dell'articolo: Redazione