Giornata di studi patristici (in memoria del professor Celestino Noce)

Nella mattinata di oggi, 24 maggio 2019, a poco più di un anno dalla morte di don Celestino Noce che è stato insegnante di Patrologia e Storia della Chiesa antica nel nostro istituto, si è svolto l’incontro di studi patristici rivisitando gli ambiti di studio della sua attività scientifica. Insieme ai docenti dell’Istituto don Pasquale Bua, Filippo Carcione e don Lorenzo Cappelletti è intervenuto don Armando Genovese, ordinario di Patrologia nella Pontificia Università Urbaniana, dove don Celestino fu chiamato a insegnare dopo l’esperienza anagnina.

Dopo il saluto e la preghiera in memoria di don Celestino da parte del rettore, la parola passa a don Pasquale Bua che introduce l’intervento del professor Armando Genovese. Il tema è stato: Il recupero dell’Antico Testamento nei Padri latini del IV secolo. In seguito a un breve accenno sul pensiero nella cristianità nel II-III secolo si è soffermato su alcune figure IV secolo ovvero Ilario (310-367), Ambrogio (337ca-397), Girolamo (347ca-419), Ticonio (330ca-390ca) e Agostino (354-430).

Il secondo relatore, don Pasquale Bua, professore straordinario di teologia dogmatico nel nostro istituto, si è soffermato sulla figura di Didimo il Cieco nel dibattito pneumatologico antecedente il Concilio Costantinopolitano I, esponendo le note introduttive sull’autore e sull’opera e valutando gli aspetti dello Spirito Santo dal punto di vista apologetico, biblico, trinitario e della partecipazione per arrivare al concetto di identica azione – medesima sostanza.

Il professor Filippo Carcione, direttore e insegnante di patrologia del nostro istituto, come terzo relatore, ha presentato un lavoro a cura di don Celestino sulla figura di papa Ormisda, originario di Frosinone, soffermandosi sulla difficile recezione della cristologia calcedonese e il consolidamento del primato romano.

L’ultimo intervento è stato di don Lorenzo Cappelletti, professore ordinario di storia della Chiesa dell’istituto. Ha spiegato come in epoca antica medievale i numeri “classici” avevano un determinato significato sia dal punto di vista letterario che in quello iconografico. Tali numeri si decriptano applicando la gematria attraverso cui ad ogni parola espressa nell’alfabeto ebraico può essere associato un numero, ottenuto sommando i valori numerici di ogni singola lettera. Oggetto di questa relazione è il numero 18 in due esempi presentati dal relatore: l’affresco interno del cupolino del ciborio in S. Pietro al Monte Civate (LC) e il ciclo apocalittico nella Cripta della Cattedrale di S. Maria Annunziata in Anagni (FR).

Autore dell'articolo: Amministratore