Domenica delle Palme|B|28-03-2021

Riflessione di Don Franco Proietto su Mc 14,1 – 15,47:


A Gerusalemme era possibile rivivere ciò che Gesù aveva vissuto nella sua vita. La domenica precedente la Pasqua, già dopo il 300, i cristiani andavano sul monte degli Olivi, tagliavano i rami alle piante e processionalmente scendevano dalla chiesa dell’Eloena (dal greco elaion, cioè uliveto, costruita da S. Elena) fino alla basilica della resurrezione (anastasis). Durante la Settimana Santa invece si radunavano “alle 15” sul Golgota nella chiesa chiamata “Martiryum”.

I pellegrini che ritornavano da Gerusalemme riferivano ciò che accadeva durante quei giorni di passione, morte e resurrezione di Gesù. Fu S. Leone Magno nel v° secolo a introdurre la processione con le palme per ricordare l’onore che si rese a Gesù prima dei suoi supplizi. Poi con il tempo, specialmente negli ultimi tempi, si è tenuto conto della sobrietà della liturgia mantenendo solo la processione con le palme e soprattutto la lettura della passione di Gesù iniziando appunto dal solenne ingresso a Gerusalemme.

Quest’anno -B- si leggerà la passione secondo Marco, il più breve di tutti i vangeli, ma che descrive questi eventi dando loro maggiore spazio degli altri evangelisti. Come sappiamo, Marco vuole rispondere ad una domanda di fondo: chi è Gesù? Qual è la sua identità? Cosa dicono le sue parole e i suoi miracoli? Dove vuole arrivare il suo messaggio? Proprio iniziando dalla lettura della passione, si nota una contraddizione evidente: i capi dei sacerdoti e gli scribi, cioè coloro che dovrebbero riconoscere la sua autorità, lo rifiutano; le folle invece, riconoscendo la sua grande personalità con grande entusiasmo cantano: “Osanna al Figlio di Dio!” Ma Gesù conosce l’uomo e sa che ad ogni possibile fuoco di paglia, ad ogni acclamazione, può seguire, come di fatto è avvenuto, rinnegamento, disperazione, abbandono o anche rifiuto, tradimento. Sappiamo che la vera identità di Gesù la darà un pagano, il centurione, quando pubblicamente ha affermato: “davvero quest’uomo era il Figlio di Dio!” Gli altri, i discepoli fedeli, forse anche “noi” stavamo tra di loro, lo hanno abbandonato. Sono rimaste poche donne che “osservavano da lontano, tra le quali Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Josef e Salomè… e molte altre che erano salite con Lui in Gerusalemme.”

Prima di mettere in evidenza qualche aspetto saliente della Passione di Marco, riflettiamo a ciò che accade oggi, per noi, in questo giorno.

Evitiamo di fare del ramoscello di ulivo un elemento decorativo o folcloristico o principalmente un simbolo di pace. È anche questo, ma il contesto ci dice che è espressione dell’entusiasmo della folla che grida Gesù: tu sei il figlio di Davide. Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele. Benedetto il Regno che viene da nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli (Mc11,8-10). Noi riconosciamo Gesù il re del cuore degli uomini, il Figlio di Dio che è venuto a salvarci.

Nel contesto del covid, se è vero che “tutto è grazia” (Bernanos) questo momento storico, difficile, che stiamo vivendo ha bisogno di entusiasmo, di gente che trova Qualcuno, in Gesù, la ragione della speranza e anche della gioia, che continua ad essere in noi. Se Gesù libera da ogni male, preghiamolo come medicina del corpo e dello spirito per guarirci dai contagi, dalle angosce, dalle paure, dagli egoismi di ogni tipo.

La Passione

  • Una donna ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura: “i poveri li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete Me”.
  • La stanza del piano superiore dove Lui può consumare la Pasqua con i suoi discepoli.
  • La gioia della festa all’improvviso si tramuta in dramma: “uno di voi, colui che mangia con me mi tradirà.” “Uno dei dodici, colui che mette con me la mano nel piatto” “Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”
  • “Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue dell’alleanza.”… che è versato per molti.
  • “Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse!” Gesù disse a Pietro: “proprio tu oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai”
  • Cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: “la mia anima è triste fino alla morte! Abbà, Padre! Allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu! Alzatevi, andiamo! Ecco colui che mi tradisce, è vicino!”
  • Il traditore aveva dato loro un segno convenuto dicendo: “quello che bacerò è lui, arrestatelo.” Gli si avvicinò e disse: “Rabbi” e lo baciò. Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni!”
  • Molti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Egli taceva e non rispondeva. Il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: “Sei tu il Cristo?” Gesù rispose: “Io lo sono!”
  • Pietro, accusato di essere uno che stava con il Nazareno negò per tre volte. Poi un gallo cantò; lui uscì fuori e scoppiò in pianto.
  • Gesù non rispose nulla a Pilato, tanto che questi rimase stupito. Posto di fronte a Barabba, Gesù viene messo a morte e Barabba, un omicida, rimesso in libertà; e la folla che gridava “crocifiggilo!” Pilato… rimise in libertà per loro Barabba e dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
  • Intrecciarono una corona di spine e gliela posero sul capo. Poi ripresero ad insultarlo: salve re dei Giudei!” Gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso, lo spogliarono dalla porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
  • Condussero Gesù al Golgota, ma prima costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene, a portare la croce.
  • Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
  • Alle tre del pomeriggio Gesù grido a gran voce: “Dio mio, Dio mio, perche mi hai abbandonato?” E dando un forte grido spirò.
  • E viene la frase del centurione che dice quale fosse l’identità di Gesù: “davvero quest’uomo era Figlio di Dio!”
  • Giuseppe di Arimatea, membro autorevole del sinedrio, con coraggio andò da Pilato a chiedere il corpo di Gesù. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce (cfr. la Pietà di Michelangelo) lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Quando tutto il discorso Gesù sia chiuso, ha un altro inizio: attendiamo, ma nella consapevolezza che da morto il suo messaggio è più forte di quanto gridava in Galilea, in Giudea, in Samaria: guai a voi! O Beati voi…! O è stato detto ma io vi dico… L’attesa dura poco perché già all’orizzonte si vede il chiarore della sua resurrezione. Ora si esige silenzio, raccoglimento, riflessione, attesa… tutta la vita è attesa, e speranza perché domani verrà.

Al di là dei testi tre considerazioni:

  1. Dio che, come tale, non può soffrire. Nella persona di Gesù condivide sofferenza, dolore e persino la morte, con l’uomo. Nel dolore e nella sofferenza dell’uomo entra anche Lui e ne dà il significato.
  2. Gesù è solo quando va incontro alla morte. Oggi con il covid ci dicono che questo aspetto è il peggiore a cui vanno incontro i malati, tutti lo abbandonano. Capiamo Giuda, ma non comprendiamo Pietro, anche se, perdonato da Lui, lo giustifichiamo.
  3. È sconcertante il silenzio del Padre. accade in tutte le morti: tutti sentono la lontananza di consolazione e di affetto, compresa l’assenza di Dio. Lo verifichiamo in Gesù quando dice: “Padre se è possibile, allontana da me questo calice.” Ma quando “tutto è compiuto” Gesù offre al Padre non solo queste sue lacerazioni della carne e dello spirito, ma quelle di tutta l’umanità che nella sua morte, fatta per amore, condensa le tante morti subite dall’uomo.

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