La relazione tra Dio e la donna

Introduzione: donne che portano avanti l’Alleanza e la promessa

Nell’aprire il suo Vangelo, Matteo si avvale di una lista genealogica che ripercorre tutto il cammino d’alleanza fatto da Dio con il suo popolo, giungendo infine alla generazione di «Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo» (Mt 1,1). La lista si apre proprio con Abramo, giunge a Davide, passa per il dramma della deportazione babilonese e finalmente arriva al Messia, il figlio promesso a Davide (cf. Mt 1,1-17), seguendo uno schema rigido fondato sui padri, un ritornello continuo che scandisce la storia:

     Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli… (Mt 1,2)

     Una relazione di generazione, dunque, si moltiplica di padre in figlio e scorre rievocando i momenti luminosi e bui della storia sacra di Israele. La genealogia genera così un memoriale anche nel lettore che ripercorre vicende umane ma soprattutto contempla la fedeltà di Dio che interviene ad ogni generazione, e soprattutto alla fine, nella vita di Maria, la sposa di Giuseppe, «dalla quale è stato generato Gesù, chiamato Cristo» (Mt 1,16: è l’unico passivo del verbo «generare» posto nella lunga catena genealogica, indica perciò un cambiamento fondamentale nella storia).

Il linguaggio della genealogia doveva risultare piuttosto familiare alla comunità primitiva, più che a noi oggi: si trattava, infatti, di una comunità grossomodo proveniente dal giudaismo e che ricordava bene le liste genealogiche del Libro della Genesi (cf. Gen 5 e 10). La promessa di un figlio per un padre è difatti all’osso della Prima Alleanza e proporre il tema della generazione significava inserire il Figlio di Dio nel corpo dell’umanità, nel corpo stesso del popolo eletto!

Tuttavia, a una lettura attenta, c’è da essere un poco imbarazzati per questa genealogia! Qua e là, infatti, spuntano delle aperture insolite, in una lista tutta maschile di soli padri che generano figli.  Si tratta di rotture nel ritmo genealogico che menzionano direttamente delle donne, delle madri, nella storia dell’alleanza:

     Giuda generò Fares e Zara da Tamar […] Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone, da quella che era stata la moglie di Uria(cf. Mt 1,3.5-6)

Perché Matteo ha avuto la necessità di esplicitare la provenienza di alcuni figli da alcune madri, e per altro in punti critici della genealogia? «Tamar», difatti, aveva preso un’iniziativa tutt’altro che regolare nel momento in cui il patriarca Giuda (da cui sarebbe provenuto Davide e dunque il Messia) rischiava di non avere discendenza (cf. Gen 38); «Racab» e «Rut», due straniere non appartenenti al popolo, garantirono con la loro intromissione nella storia la continuità del ramo genealogico davidico, e infine, prima di Maria, «la moglie di Uria» con cui Davide peccò, generò «Salomone», il figlio di Davide erede (cf. la promessa di 2Sam 7), icona dunque del Messia futuro. È proprio l’apparizione di queste donne, più di altre (perché Matteo tace sulle più celebri matriarche Sara, Rebecca, Rachele e Lea?) a porre un problema. Per Matteo, infatti, il Dio dell’Alleanza si avvale della collaborazione paradossale di queste donne (donne forse persino problematiche per i primi recettori del Vangelo) per portare decisamente avanti la sua storia di salvezza e di vita, azione che avrebbe trovato il suo compimento salvifico in Gesù. Nonostante la loro dignità discutibile, la loro presenza permette al Signore di rivelarsi e di mantenere le promesse: la loro femminilità permette al piano divino di procedere e generare salvezza.

È l’apparizione paradossale di queste donne, in parte meno apprezzabili delle altre eroine di Israele, ad aver fatto emergere la domanda sulla figura generale e il compito della donna nelle Scritture. Possiamo cioè definire, al di là di ogni possibile e riuscita concretizzazione, chi sia la donna nelle Scritture e di quale significato sia portatrice?

Proveremo a tendere un filo rosso, dalla Genesi all’Apocalisse, tentando di dare una risposta, anche parziale, un punto iniziale capace di fornirci una chiave di lettura con cui guardare le rocambolesche storie femminili bibliche: quella di Sara e Rebecca, di Rachele e Lea, di Giuditta ed Ester, di Marta e Maria…e di molte altre.

di Francesco Graziano

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