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Ormai la Pasqua è vicina! (At 2, 32-47)

di Marco Quarra, seminarista del VI anno

Ormai la Pasqua è vicina! Vorrei allora porre la nostra attenzione su questo brano degli Atti degli apostoli, che si situa nel contesto della Pentecoste e più precisamente del discorso dell’apostolo Pietro, che parla a nome di tutti gli apostoli. Essi hanno ormai nella mente e nel cuore l’evento Cristo, la Sua Risurrezione e il dono dello Spirito Santo. Tale evento non è solo sotto i loro occhi, ma tutti possono vedere e udire gli effetti della Pentecoste. È bene fin da subito domandarsi: “Cosa vedo e odo della Pentecoste presente?”. Gli apostoli invitano ad elevare lo sguardo a Colui che Dio ha posto alla Sua destra. (Non un Dio astratto, ma il Dio-con-noi). “Io a cosa rivolgo lo sguardo? A Chi? Cosa elevo nella mia vita?” Proviamo anche noi a lasciarci trafiggere il cuore dallo Spirito, affinché Lui possa rischiarare le nostre tenebre. Una volta che abbiamo sperimentato questo, ci verrà naturale chiederci “Che cosa dobbiamo fare?”. Attenzione! Questo non nasce dall’esigenza delle opere, ma ancor prima dal desiderio di compiere la volontà di Dio. Da qui ci si può domandare: “Chi sono i destinatari di ciò che compio quotidianamente? Mi rivolgo solo a chi mi sta attorno oppure al mondo intero, anche a quella persona che mi sta meno a genio?” (Cfr. v. 39)
Ecco allora il bisogno continuo della conversione, cioè del cambiamento di rotta o, più precisamente, della trasformazione di sé e conseguentemente della realtà che ci circonda. Ecco l’esigenza continua di riscoprire il nostro battesimo, come accoglienza di una Parola da portare fino ai confini della terra. I battezzati, si dice nel testo degli Atti, per perseverare hanno sempre bisogno di approfondire la fede e la spiritualità personale e comunitaria.  La formazione è, quindi, comunionale: condividere il pane con gioia e semplicità di cuore.
Lasciamoci stupire dalle meraviglie che Dio compie nonostante la nostra pochezza, in modo particolare nella celebrazione ormai prossima della Pasqua.
Una volta che avremo alzato i nostri occhi a Dio, avremo accolto la Parola e saremo rimasti stupiti dalle Sue opere, potremo anche noi godere del favore di tutto il popolo, non però grazie a un proselitismo, perché sarà il popolo stesso ad essere attratto dalla Luce del Risorto.

VEGLIATE E SIATE PRONTI (Mt 24, 37-44)

di Marcello di Camillo, seminarista del VI anno

Questo brano del Vangelo ci propone le immagini della notte e del giorno, perché il Signore ci invita a vegliare, a essere svegli.  E chi è che veglia? Veglia, tiene gli occhi aperti, chi attende qualcosa di importante, di decisivo.

Quando aspetto una telefonata importante da una persona che amo e che non ho sentito da lungo tempo, sono in questo atteggiamento: veglio. Metto in ordine la casa, la mia cameretta, leggo, faccio le cose di tutti i giorni, ma non mi immergo completamente in queste attività. Ho sempre l’orecchio teso per sentire lo squillo, per non rischiare di perdere questa chiamata alla quale tengo tanto. So che verrà, ma non so precisamente quando. Lo squillo sarà improvviso, sempre inaspettato eppure atteso. Quando il Signore ci dice che dobbiamo “essere pronti”, vuol dire che dobbiamo  tenere le orecchie aperte alla sua Parola e gli occhi vigili rispetto a quello che abbiamo. Così “tenersi pronti” è ricordarsi di tutti i doni che il Signore ci fa, saperli vivere dando la precedenza a tutto ciò che di buono abbiamo, lasciando tutto quello che non ci aiuta a procedere bene. Certo può capitare di sbagliare, ma abbiamo sempre possibilità di recupero. Il Signore fa questo: ci indica la strada, e ci dà perfino la possibilità di sbagliare, perché ci aspetta sempre alla meta. Forse Lui fa addirittura di più: ogni volta viene lui per primo, per ricordarci come raggiungere la retta via. In poche parole  Gesù ci sta dando le indicazioni per vivere. Allora prendiamoci il tempo per gustare e prenderci cura della nostra vita, guardiamo a chi abbiamo vicino come un dono prezioso da custodire, curare, accogliere, a cui prestare attenzione. Solo così il nostro cuore sarà allenato e pronto a vivere la parola di Dio.

Il cammino di Quaresima che stiamo vivendo ci prepara a dare senso al tempo, a non farcelo scivolare addosso, a riempirlo della presenza di Cristo e a ripartire da Lui. Quante volte nella nostra vita  incontriamo persone che dopo un grosso fallimento, uno sbaglio, una caduta o una delusione, ci dicono che vogliono ripartire da zero. Penso che non ci sia nulla di più sbagliato. Se vogliamo rialzarci e rimetterci in cammino, se vogliamo ridare vigore alla nostra vita e alla nostra fede, questo è il tempo per trovare un po’ di silenzio, e dire al Signore: “Ricomincio da te”. Papa Francesco, al termine dell’omelia della messa di chiusura del Giubileo ha detto: “Quest’Anno della Misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all’essenziale”. Se ci fermiamo un attimo, scopriremo che Gesù non ci chiede qualcosa di troppo complicato, e che forse non è così difficile ricominciare da Lui tenendoci pronti  e vegliando. Chiediamo al Signore che ogni volta che sapremo riconoscerlo in tutte le cose belle che abbiamo (pensiamo alla nostra famiglia, agli amici, alle cose belle che possediamo), possiamo imparare sempre di più ad accoglierlo dentro di noi e portarlo a chi  non attende più nulla dalla vita.