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Un piccolo dettaglio

Il parroco preparava con cura meticolosa le manifestazioni esterne della sua parrocchia.
Soprattutto la processione del Corpus Domini.
Voleva che la festa fosse un vero avvenimento per il paese. Tre mesi prima della data, radunava un apposito comitato e organizzava i gruppi di lavoro.

Il giorno della festa tutto il paese era mobilitato. Alle dieci e trenta in punto la processione cominciò a snodarsi. I chierichetti con i candelabri, i paggetti nei costumi colorati, le bambine con il vestito bianco che spargevano petali di rosa, i giovanotti della società sportiva con le tute gialle e blu, gli uomini e le donne delle confraternite con gli stendardi colorati, poi L’Azione Cattolica, i ragazzi dell’Oratorio, la gente, la banda musicale.

Una processione magnifica!
Una grande festa!

Quando la banda intonò il pezzo più solenne, dal portale della chiesa usci lentamente il baldacchino dorato, sorretto da quattro baldi giovani. Sotto il baldacchino, procedeva il parroco, rivestito del piviale più prezioso, che reggeva il pesante ostensorio d’oro tempestato di pietre preziose.

Improvvisamente il viceparroco, che accompagnava i chierichetti,

si avvicinò allarmato al parroco e gli sussurrò: “Prevosto, nell’ostensorio non c’è l’ostia!”.

Il parroco ribatté seccato: “Non vedi a quante cose devo pensare? Non posso occuparmi anche dei dettagli!”.

Gesù solo un dettaglio? Per tanti, troppi, è così.
Nella nostra tavola imbandita (e nel nostro cuore), ci sarà un posto per il festeggiato?
Gesù per tanti, troppi, è diventato solo un dettaglio.
Per questo motivo, probabilmente, al di là delle luci, delle risate, degli auguri di circostanza, dei pacchi dono e dei cenoni, per molti, Gesù resta solo un dettaglio!

di don Domenico Buffone
vicerettore del VI anno

L’amicizia… tra le mani

Giorgio, un ragazzo di 13 anni, passeggiava sulla spiaggia insieme alla madre.  A un  tratto le chiese: “Mamma, come si fa a conservare un amico quando finalmente si è riusciti a trovarlo?”

La madre meditò qualche secondo, poi si chinò e prese due manciate di sabbia. tenendo le palme rivolte verso l’alto, strinse forte una mano: la sabbia le sfuggì tra le dita e quanto più stringeva il pugno, tanto più la sabbia sfuggiva. Tenne invece l’altra bene aperta, la sabbia vi restò tutta. Giorgio osservò stupito, poi esclamò: “Capisco”.

 

Approfondimento della settimana

La storia del Gloria al Padre
Già nei primi secoli cristiani, i fedeli usavano recitare la prima parte del “Gloria Patri”, accompagnata dal segno di Croce, come una professione di fede ispirata al testo del Vangelo di Matteo: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo” (Mt 28,19).
Con l’aggiunta della seconda parte “com’era nel principio” diventa una formula di lode e di acclamazione della Trinità, la cosiddetta dossologia di Origene: “Gloria al Padre, CON il Figlio, e PER lo Spirito Santo” che si trasformò nella parola d’ordine degli Ortodossi.
Un’iscrizione siriaca del 396, ad evitare diversità di interpretazioni teologiche, mutava già tale formula in “Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo”. Propria delle sole Chiese d’Occidente (ma non della Spagna) è la seconda parte “Sicut erat in principio” introdotta nel V secolo come protesta contro l’eresia ariana.
Sia i Greci che i Latini aggiungono poi “Et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen”, forma assai usata nel linguaggio biblico (cfr. Rm 16,27; Ebr 13,21).

Per Romano Guardini, il segno di croce rappresenta l’offerta continua di noi stessi alla Trinità. Scriveva :” Quando fai il segno di croce, fallo bene. Non rattrappito, così affrettato, tale che nessuno capisce cosa debba significare. No, un ampio segno di croce, giusto, cioè lento, largo,dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Senti come ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in quel segno tutti i tuoi pensieri, tutto l’animo tuo… Ti avvolge tutto, corpo ed anima, ti consacra, ti santifica. Pensieri e volontà, senso e sentimento, agire e patire, tutto vi viene irrobustito, segnato, consacrato nella forza di Cristo, nel nome di Dio Uno e Trino”

cfr. I santi Segni, Morcelliana, Brescia 1942, p.189

di don Domenico Buffone
vicerettore del VI anno