Profeti di speranza, edificatori delle promesse (Ger 33,14-16)

di don Fabrizio Meloni, diacono e seminarista del VI anno

 Queste poche righe che la liturgia della prima Domenica di Avvento ci regala si presentano cariche di luce, dense di speranza che restituisce vigore e vita a coloro che ascoltano. Possiamo immaginare e rivivere nella memoria liturgica la condizione di frustrazione di coloro a cui la parola è rivolta. Nel 587 a.C. la Città Santa viene espugnata ad opera di Nabucodonosor, la dimora dell’Altissimo, il Tempio Santo dove Dio dimorava in mezzo al suo popolo, profanata e ridotta in macerie, la classe dirigente, assieme ai sacerdoti, deportata in Babilonia, e l’intera regione ridotta alla desolazione. In questo panorama di distruzione, lo sguardo del profeta Geremia, rimasto in Patria, è capace di vedere fiducioso la possibilità di una rinascita, fondata sulle promesse di Dio. In questa catastrofe c’è un’occasione di novità. Geremia scorge l’opportunità offerta dal Signore di ritornare a Lui nella giustizia e nella pace.
Queste promesse antiche giungono a noi in tutta la loro novità. Leggi di più a proposito di Profeti di speranza, edificatori delle promesse (Ger 33,14-16)

Il semaforo di piazza Duomo

di don Domenico Buffone, vicerettore del VI anno

Una volta il semaforo che sta a Milano in piazza Duomo fece una stranezza. Tutte le sue luci, ad un tratto, si tinsero di blu, e la gente non sapeva più come regolarsi. “Attraversiamo o non attraversiamo? Stiamo fermi o partiamo?” Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il semaforo diffondeva l’insolito segnale blu, più blu di quanto il cielo di Milano non fosse mai stato. Leggi di più a proposito di Il semaforo di piazza Duomo

Venite a me… e vi ristorerò [Mt 11,28-30]

di don Carlo Fatuzzo, diacono seminarista del VI anno

Gesù ha detto: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi  ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (Matteo 11, 28-30).

Questi pochi versetti sprigionano tutta la carica dirompente dell’onnipotenza divina di Cristo: quale altro uomo sulla terra avrebbe infatti potuto rivolgere all’umanità – ieri come oggi schiacciata dalle fatiche del vivere – una promessa così grande, senza rischiare di essere tacciato di impostura e millanteria?

Mentre tutti i più grandi politici o i ricchi più potenti del mondo cadono presto nel ridicolo perché non riescono a mantenere promesse di gran lunga inferiori a questa, soltanto un Uomo onnipotente, un Uomo-Dio, poteva garantire vero riposo, ristoro e consolazione per tutti gli affaticati e gli oppressi del mondo!

Imparando da Gesù, imitandolo nella sua mitezza, nella sua umiltà e… Leggi di più a proposito di Venite a me… e vi ristorerò [Mt 11,28-30]